Sembra che nessuno voglia più parlare di cosa è necessario fare per salvare la Terra. I governi sono troppo distratti da guerre e dalla corsa agli armamenti. Le grandi multinazionali dalla brama di guadagnare sempre di più e sempre più in fretta. Nessuno parla più di “sostenibilità”. Anche il termine “resilienza”, ormai, è quasi obsoleto.
Le promesse fatte dai capi di governo alle varie COP (quella per la riduzione delle emissioni di CO2 ma anche quella per garantire la tutela della biodiversità) sembrano svanite nel nulla: in Brasile, il governo ha deciso di abbattere ettari di alberi secolari per facilitare l’arrivo degli addetti ai lavori della COP 2025! In Europa, non si parla più di New Green Deal. Tutte promesse che fanno parte di un passato che non esiste più. Eppure ci sarebbe tanto da dire. Pochi giorni fa, è stato presentato il rapporto sullo stato del clima europeo realizzato dal Servizio per il Cambiamento Climatico C3S del programma di osservazione della Terra Copernicus dell’Unione Europea insieme all’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Nel 2024, sono stati rilevati livelli di stress da calore sopra la media nel 60 per cento del continente europeo. I ghiacciai sono in ritirata ovunque (in particolare in Scandinavia) e vaste aree del continente sono state colpite dagli incendi (in Portogallo, a settembre, in una sola settimana sono bruciati 1100 chilometri quadrati di territorio). Ma non basta: il 2024 è stato segnato dalle alluvioni più devastanti dal 2013: oltre 400.000 persone hanno dovuto fare i conti con gli allagamenti (e 335 persone hanno perso la vita a causa di questi eventi estremi). Homepage | Copernicus
Sembra che nessuno voglia ammettere che c’è una sola Terra. Un solo pianeta dove vivere. Sempre più affollato (il numero degli abitanti della Madre Terra aumenta in modo vertiginoso). Sempre più inquinato. E dove si consumano sempre più risorse sempre meno disponibili.
Tutti temi sui quali sarebbe doveroso riflettere. Almeno una volta l’anno. Magari in occasione della Giornata Internazionale della Madre Terra. Un nome – Madre Terra – che sembra quasi un invito al neopaganesimo. Ma non lo è, anzi. La Terra è la nostra casa, un dono del quale dobbiamo prenderci cura. Il primo a ricordarcelo è stato Papa Francesco. Lo ha fatto nell’enciclica Laudato Sii, ma anche nell’Esortazione apostolica Laudate Deum, scritta otto anni dopo. Come ha ricordato il Santo Padre, non stiamo facendo abbastanza: il “mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura”. I primi ad accorgersene sono i più deboli: è innegabile che le conseguenze dei cambiamenti climatici colpiscono maggiormente i più deboli, gli indifesi. “Un problema sociale globale – come ha ricordato Papa Francesco – che è intimamente legato alla dignità della vita umana”. Si tratta di “un modo di comprendere la vita e l’azione umana che è deviato e che contraddice la realtà fino al punto di rovinarla”, ha sottolineato il Pontefice.
Tutto questo sembra non interessare i leader mondiali, bramosi di potere (si pensi alle polemiche di queste settimane sui dazi), di dominio e di accaparrarsi delle risorse naturali. Troppo impegnati ad armare eserciti che non dovrebbero esistere: tutte le guerre combattute fino ad ora, nessuna esclusa, sono nate dalla voglia di far proprie risorse naturali di altri. Guerre che creano danni enormi alla Madre Terra. E non solo in termini di vite umane: dallo spreco di risorse all’inquinamento dei mezzi (e pensare che c’è chi si ostina nel voler aumentare la spesa in armi e armamenti) fino alla devastazione di interi ecosistemi. Secondo uno studio pubblicato a inizio 2024 sugli effetti sull’ambiente dei bombardamenti nella Striscia di Gaza, le emissioni di riscaldamento del pianeta generate durante i primi due mesi di guerra a Gaza sono state superiori all’impronta di carbonio annuale di oltre 20 delle nazioni più vulnerabili al clima del mondo. La stragrande maggioranza (oltre il 99 per cento) delle 281.000 tonnellate di anidride carbonica generata nei primi 60 giorni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre sarebbe dovuta ai bombardamenti aerei e all’invasione via terra di Gaza da parte di Israele, secondo un’analisi unica nel suo genere condotta da ricercatori nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Situazione analoga per altre guerre: nel primo anno di guerra in Ucraina sarebbero stati bruciati o danneggiati 280.000 ettari di foresta. Qualche decennio fa, durante la Guerra del Golfo, in Kuwait, vennero versati in mare 700 milioni di litri di petrolio e circa 300 km di costa del Kuwait e dell’Arabia Saudita furono coperti di greggio, con danni incalcolabili per l’ecosistema globale.
Da anni, l’Organizzazione delle Nazioni Unite e l’UNEP lanciano un accorato appello sui danni sempre maggiori alla Madre Terra per mano dell’uomo: il suolo si sta impoverendo, la siccità aumenta e terre un tempo fertili oggi sono deserti. Obiettivo della Giornata Internazionale della Madre Terra è far comprendere che è fondamentale passare a un’economia più sostenibile che funzioni sia per le persone che per il pianeta. Che è necessario vivere in armonia con la natura e con la Madre Terra. http://www.harmonywithnatureun.org/ Un invito che verrà ripetuto anche durante un dialogo interattivo in cui si parlerà del legame indissolubile che esiste tra noi il pianeta Terra (chi volesse seguirlo in diretta potrà farlo su UN Web TV il 22 aprile, dalle 10 alle 18). http://www.harmonywithnatureun.org/dialogue/xiGbJkHztWq8vkUvmiRR650e2NI7Hvy9h75rvS2QmhmA5+3Jo+Vr2ZhnHIDDuFpF4foALcDHUW2iAqoMztWMvQ==
Tutto questo rientra nel piano decennale delle azioni per il Decennio delle Nazioni Unite iniziato nel 2021 basato su una “strategia” articolata in dieci punti (ma del quale non si parla mai). Secondo gli esperti delle Nazioni Unite è necessario adottare stili di vita che non siano schiavi del consumismo. In occasione della Giornata Internazionale della Madre Terra, sarà possibile aderire a una delle iniziative già previste o promuovere buone prassi. Come quella per piantare trilioni di alberi nell’ambito della Bonn Challenge. Finora più di 60 paesi si sono impegnati a riportare in vita 350 milioni di ettari di aree forestali. Ma questo potrebbe non bastare: secondo le stime dell’UNEP, il pianeta sta perdendo milioni di ettari di foreste ogni anno. International Mother Earth Day | United Nations
Il tema pensato dalle Nazioni Unite per la Giornata Internazionale della Madre Terra del 2025 è “la nostra energia, il nostro pianeta”. Un invito a promuovere le energie rinnovabili e triplicare la produzione globale di elettricità pulita entro il 2030. Purtroppo, ancora una volta, i numeri mostrano un scenario preoccupante. Il problema non è aumentare la quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, quanto piuttosto ridurre i consumi energetici. In barba alle belle parole e alle promesse fatte dai leader di tutto il mondo, si sta facendo il contrario. L’ultimo rapporto di KPMG lo conferma. Lo scorso anno, il consumo globale di energia primaria ha fatto registrare l’ennesimo record. É vero che la produzione di energia da fonti rinnovabili è aumentata, ma anche il consumo di combustibili fossili ha fatto registrare nuovi record. Anche in Europa, il tanto sbandierato New Green Deal non è bastato a ridurre considerevolmente il ricorso ai combustibili: quasi il 70% dell’energia deriva ancora da fonti fossili. Ancora peggiore la situazione negli USA. Quanto ai paesi in via di sviluppo, in India e in molte nazioni africane, l’uso di combustibili fossili sta aumentando (in India, ad esempio, per la prima volta, il consumo di carbone ha superato quello di Nord America e Europa insieme).
Tutto questo comporta gravi ferite per la Madre Terra. Non solo dal punto di vista dei cambiamenti climatici, ma anche sotto il profilo dello sfruttamento delle risorse. Si pensi, ad esempio, alle estrazioni di rame per conduttori. O alle “terre rare” di cui parlano i media in questi giorni. Minerali essenziali per la produzione ma con processi di estrazione che producono danni enormi all’ambiente. Così come il litio e la grafite, essenziali per computer e cellulari e per le batterie delle auto “verdi” (chi pensa che le auto 110% elettriche siano a impatto zero, si sbaglia di grosso).
La Giornata Internazionale della Madre Terra dovrebbe essere questo. Un momento importante per fermarsi e riflettere su un quesito: davvero il mondo sta andando nella direzione giusta?

