Sos Oriente cristiano. Il dicastero vaticano per le Chiese orientali segue le comunità di fedeli che si trovano nelle circoscrizioni territoriali della Chiesa latina e provvede alle loro necessità spirituali. Alla Roaco, la riunione per l’aiuto alle Chiese orientali, Leone XIV ha pronunciato parole nette sul Medio Oriente. “La storia delle Chiese cattoliche orientali è stata spesso segnata dalla violenza subita- ha detto il Pontefice-. Purtroppo non sono mancate sopraffazioni e incomprensioni pure all’interno della stessa compagine cattolica, incapace di riconoscere e apprezzare il valore di tradizioni diverse da quella occidentale. Ma oggi la violenza bellica sembra abbattersi sui territori dell’Oriente cristiano con una veemenza diabolica mai vista prima“.

L’attacco all’Iran e poi la tregua tra il Paese di Khomeini e Israele; la pressione, riuscita, sui contributi europei alla Nato; la crociata sui dazi e contro il mondo woke. Per comprendere tutto questo occorre partire da un presupposto. Nel suo secondo mandato alla Casa Bianca, Donald Trump, più che il presidente è ‘”L’Imperatore” (Piemme) degli Stati Uniti. Così si intitola infatti il nuovo libro di Claudio Pagliara, profondo conoscitore degli Stati Uniti dove lavora da molti anni come corrispondente della Rai. In questo nuovo saggio guida il lettore dentro la trasformazione dell’America e la sfida che essa lancia al mondo. Una fotografia cruda e senza fronzoli dell’oggi che ci proietta negli scenari politici, geopolitici ed economici di domani. “Guerre, tensioni internazionali e interne. È da questo contesto esplosivo che bisogna partire per decrittare la seconda presidenza di Donald Trump- osserva Pagliara-. Un mondo radicalmente diverso da quello del suo primo mandato. Più frammentato, più armato, più vicino al punto di rottura. Una presidenza dai caratteri imperiali che ha sconvolto le regole del commercio internazionale e dei confini territoriali finora riconosciuti“.

Secondo Pagliara “America First” – molto più di uno slogan elettorale – è un doppio tentativo – forse disperato – di ricostruire l’identità interna e di ridisegnare l’ordine globale con gli Stati Uniti, i loro valori, saldamente al centro. Sul piano interno, “America First” è una risposta alla disgregazione culturale, al relativismo valoriale e alla polarizzazione alimentata da ideologie come il woke. È un richiamo ai valori fondativi: uguaglianza, libertà, merito, religione, nazione. Una reazione a quella che molti percepiscono come un’America che si vergogna di sé stessa. Sul piano esterno, invece, “America First” è una dottrina di ri-allineamento strategico: rivedere i rapporti con gli alleati, ricalibrarli in funzione anticinese, perché è la Cina – più della Russia, più dell’Iran – a essere percepita come la principale fonte di instabilità globale. “L’imperatore” di Claudio Pagliara è un viaggio nella trasformazione dell’America e nella sfida che essa lancia al mondo, una fotografia cruda e senza fronzoli dell’oggi che ci proietta negli scenari politici, geopolitici ed economici di domani.

Mentre gli Stati Uniti tagliano drasticamente i finanziamenti per lo sviluppo, la Spagna emerge come una voce forte e decisa a favore del multilateralismo e della cooperazione internazionale. A dimostrarlo è stata la IV Conferenza decennale delle Nazioni Unite sul finanziamento dello Sviluppo (Ffd4) che si è svolta dal 30 giugno al 3 luglio a Siviglia. Il vertice ha avuto luogo in un momento di grande incertezza, tra crescenti crisi globali, l’impennata del debito pubblico post-Covid in molti Paesi in via di sviluppo, le tensioni commerciali per i dazi imposti da Trump e i conflitti in Ucraina e Medio Oriente che spingono al rialzo le spese militari. Il panorama internazionale è segnato da spinte populiste e da un crescente disimpegno di potenze globali. Basti pensare ai tagli drastici compiuti dagli Stati Uniti con la cancellazione dell’83% dei finanziamenti ai programmi esteri dell’agenzia Usaid.

Il vertice dell’Onu, però, ha mantenuto obiettivi ambiziosi che spaziano dal riformare l’architettura mondiale degli aiuti alla tassazione globale, ai finanziamenti focalizzati sul cambiamento climatico. Tuttavia, lo scenario è difficile, con molti Paesi, anche europei, come Regno Unito, Francia e Germania, che stanno riducendo i propri stanziamenti. La Spagna si distingue, nuotando controcorrente. Ha aumentato i propri aiuti allo sviluppo (Aod) del 12% lo scorso anno, superando i 4 miliardi di euro. E ha fissato per legge l’ambizioso obiettivo di destinare lo 0,7% del Pil a tale scopo entro il 2030. “Oggi ci troviamo di fronte a sfide immense. Questi problemi di finanziamento stanno minando il multilateralismo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile e la lotta contro la crisi climatica”, ha detto Pedro Sánchez in un contesto globale che necessita più che mai di cooperazione e solidarietà.

