Pentecoste, ascoltare lo Spirito per diventare liberi di amare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:29

Gli apostoli sono chiusi in casa, per paura, chiedendosi forse “come mai tutto questo sia accaduto”. Proprio lì, in quella sera così cupa, appare Gesù, “in mezzo a loro”. Per aiutarli a credere che sia veramente lui, mostra i segni della Sua passione, le mani e il fianco. Non si meraviglia della loro paura, non li rimprovera, ma gli annuncia qualcosa di completamente inaspettato in quel momento di incertezza e di tristezza.

In questa Pentecoste anche noi stiamo vivendo come gli apostoli un tempo di paura, ma anche a noi appare Cristo e ci dice “non ti angosciare, non aver paura, io ho vinto la morte, e sono qui per donare anche a te questa vittoria!” Oggi accogliere Cristo significa provare la gioia dei discepoli che lo vedono apparire: rinasce la Speranza, rifiorisce quello che sembrava ormai irrimediabilmente perso!

Nel Credo affermiamo che lo Spirito dà la vita, che è “afflato vitale”, in altre parole è la forza con cui agisce in noi lo Spirito di Cristo. Lui parla alla nostra coscienza, appartiene a noi, perché noi siamo l’immagine di Dio. Se dunque ascolteremo la sua voce, sentiremo anche noi stessi e, obbedendo a Cristo, diventeremo liberi e capaci di amare.

San Paolo VI, di cui abbiamo celebrato venerdì scorso la memoria, lo ricordava così in una sua omelia: «La Pentecoste tutti ci prende, e tutti ci fa pensosi e commossi, mentre splende nelle nostre anime qualche bagliore d’una chiarezza nuova, la «luce dei cuori», piena di amore e di verità» (Domenica di Pentecoste, 17 maggio 1970).

Se lascerai agire lo Spirito Santo, sarà possibile perdonare quella persona con cui non parli da anni, nel tuo matrimonio in difficoltà potrà rinascere l’amore, potrai accettare le ingiustizie e l’ingratitudine senza doverti vendicare o rattristare: sentire vicino a te chi ci ha lasciato, assaporare la comunione dei Santi.

Gesù ci dona lo Spirito Santo dal Cielo, perché possiamo continuare a sentirlo con noi; è un regalo meraviglioso che, come gli apostoli, non ce lo siamo meritati, non possiamo dare nulla in cambio se non la Gioia di accoglierlo.

Il cristiano non è un uomo perfetto, che non sbaglia mai: è un uomo che, come gli apostoli quella sera, ha scoperto che con Cristo c’è sempre la possibilità di ricominciare, che Lui non ci rifiuta mai, non si stanca di noi, anzi appare proprio nei momenti più difficili e di sconforto, per donarci lo Spirito Santo: il Consolatore, il nostro unico difensore e vero sostegno.

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