Parabola dell’amministratore truffaldino: cosa ci vuole dire Gesù

Se volessimo leggere il vangelo di quest’oggi con la nostra mentalità certamente ci ritroveremmo in uno stato confusionale e con un interrogativo certo: Gesù permette la disonestà? Gesù permette gli affari illeciti e truffaldini? Ma Precisiamo cosa dice Gesù sulla ricchezza: non la condanna, condanna piuttosto l’uso che si fa quando questa diventa l’esclusiva ragione di vita. Nella parabola odierna Gesù parla di un amministratore truffaldino. Secondo il suo racconto questi era stato messo ad amministrare un grossissimo capitale ma evidentemente non era proprio ligio al suo dovere e così una volta scoperto dal padrone viene chiamato a rendere di conto, a consegnare i registri ed essere licenziato immediatamente. Qui troviamo la sorpresa.

Questo amministratore, che sapeva fare i conti, come dire?, a modo suo, vede avanti a sè delle alternative non praticabili: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Escogita, allora, un altro raggiro, sempre a danno del suo datore di lavoro: va dai debitori del suo padrone e li corrompe defalcando le somme del debito: al primo il 50% al secondo il 20%. Cosa ne ottiene? L’impegno da parte di questi ad accoglierlo e a mantenerlo non appena licenziato. Il padrone, secondo l’evangelista, loda quell’uomo perché aveva agito saggiamente. Fuggiamo subito l’idea del fatto che il padrone approvi il danno perpetrato ai suoi danni…, e per due volte!, ma resta sorpreso dall’abilità dell’amministratore di sapersi tirare fuori dai guai.

Gesù, quindi, non fa l’elogio dell’inganno, e certo non raccomanda ai suoi di fare altrettanto (Intelligenti pauca!), infatti non inserisce questo amministratore tra i “figli della luce”. Invece mostra ai suoi discepoli l’esempio di quest’uomo nel cercare la salvezza: per trovarla occorre distaccarsi dagli interessi che ci rinchiudono in noi stessi e in un certo senso ci schiavizzano. Dobbiamo aprirci alla generosità.

Attenzione, quando dico “generosità” non intendo subito dire che bisogna elargire agli altri qualcosa di proprio. La generosità nasce dal rendersi conto di essere “dono” per sé e per gli altri e di conseguenza lavorare per il bene di tutti, mettendo a disposizione anche le proprie cose, soprattutto per il bene dei poveri. Solo un esempio: quanti in casa o al lavoro o nella società si prodigano perché tutti possiamo vivere bene? Tanti! Purtroppo esiste anche la superficialità o il pressapochismo sia nel privato che nel pubblico… creando non pochi disagi e, perdonate la pesantezza della parola, drammi…

Concludendo, nel Vangelo oggi vi è un richiamo forte di Gesù: “Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?”. Infine “Se tanta gente di poco conto nei propri luoghi di poco conto facesse le cose di poco conto con amore, certamente il mondo cambierebbe!”.
Rimbocchiamoci le maniche!

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