Papa Francesco: direttore d’orchestra della Chiesa

Papa Francesco Angelus
Papa Francesco durante l'Angelus - Foto © Carlo Lannutti

Cosa ci lascia, a noi rimasti su questa Terra, il Papa che ha spiccato un salto dalla sedia a rotelle fino a raggiungere la Casa del Padre? Citius, altius, fortius, verrebbe da dire se non fosse che si tratta di un programma nobile ma in fondo muscolare, e la muscolarità è stata una cosa bandita per sempre dalla Chiesa di Francesco. Chiesa di Francesco che, mai come prima, ha sussurrato alle orecchie refrattarie di un mondo che ora, e mai come ora, sembra dirigersi su strade improbabili verso mete terribili. Eppure lui, Francesco, certe cose le aveva chiare e chiaramente le aveva dette, persin troppo secondo taluni. Ma tant’è, mica abbiamo tutti lo stesso carattere.

Di bilanci non è l’ora: l’emozione in questi giorni la fa da padrone. Meglio attendere il distacco del futuro; ci si vedrà più chiaramente. Intanto però una riflessione sul metodo bergogliano abbiamo lo spazio per farla, ben sapendo che metodo e merito spesso si intersecano, quando si tratta della Chiesa. Allora non si può fare a meno di notare che quello bergogliano è stato un metodo corale ma con un direttore d’orchestra (o un capobanda, come sarebbe più corretto conoscendo la simpatia di Francesco per le periferie e i paesini) ben saldo con la bacchetta in mano. Come quando si inaugurò la prima assemblea generale del Sinodo sulla sinodalità e lui fece sapere che non si sarebbe nemmeno parlato di diaconato femminile o preti sposati. Ma aggiunse che la questione non era per nulla accantonata. A lui interessava altro: interessava aprire i processi, stimolare i dibattiti, scatenare le energie. Il momento delle decisioni sarebbe giunto alla maturazione dei tempi e delle coscienze. Nel frattempo – ci venga perdonata la citazione – che mille fiori sboccino, che mille scuole aprano. Lo si è visto ancora di recente nella stessa Chiesa italiana, sempre a proposito di sinodo.

Pensiamo ai rapporti con l’Islam, bersaglio fin troppo facile per gli ultraortodossi di casa nostra. Le dichiarazioni sulla fratellanza universale resteranno, saranno sempre citabili e indicheranno la strada. Il primo passo è fatto. Anche l’ayatollah al-Sistani non può che essere d’accordo. Il Creato: i cattolici, dopo il suo pontificato, non possono più non dirsi ecologisti. Certo, le forme dell’impegno sono da scoprire di volta in volta e di giorno in giorno, e i singoli provvedimenti delle autorità possono sempre essere discussi e rivisti. Ma l’argomento è in agenda, nessuno potrà togliervelo. Sorella acqua, sei utile, umile preziosa e pura. Sfidiamo chiunque a dire che sia lecito sporcarti. La Chiesa, quindi, nella visione bergogliana è tenda e può guidare nel nome dell’accoglienza. Sono stati anni di liberismo sfrenato, gli ultimi decenni, in cui la persona è stata sostituita dall’individuo. Gli individui sono numeri, possono far naufragio nel Mediterraneo, ma le persone no. Le persone vanno rispettate nella loro dignità. Ma qui – addolora dirlo – la prima pietra ancora non è stata posta ed il cammino nemmeno iniziato.

Ci sarà da lavorare, per il successore. In attesa di conoscerne il nome, in quella successione apostolica che qualche sciocco ha osato ritenere addirittura interrotta, diamo anche noi l’ultimo saluto a quest’uomo capace di saltare verso il cielo da una sedia a rotelle. Citius, altius, fortius. Ma soprattutto communiter, come anche quei laicisti delle Olimpiadi di Parigi sono stati costretti ad ammettere. In due parole: Fratelli Tutti.

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