Pace e democrazia per un’umanità smarrita

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La demo­crazia è vera democrazia, è più democrazia, è migliore democrazia, quando i cittadini sono in rapporto vitale con i poteri statali, potendo far sentire la propria opinione e influenzare i governanti, i quali dovrebbero prefiggersi di governare in sintonia con l’opinione pubblica, libera ed autonoma. La dottrina sociale della Chiesa ha dato un suo contributo per andare oltre il significato etimologico del termine “democrazia” intorno a una prima, ineludibile questione centrale: per essa “popolo” non è massa. La contrapposizione è netta e non lascia spazio ad equivoci. Il popolo si identifica con una realtà che vive di vita propria, come insieme di uomini che, nei rispettivi ruoli, esprime un proprio modo di pensare e assume coerentemente le sue responsabilità.

All’opposto la massa non è capace di una sua vitalità autonoma e quindi agisce per impulsi esterni senza una linea di coerenza. Ogni cittadino deve avere la libertà di esprimere il proprio sentire politico e di farlo valere in maniera confacente al bene comune. Per cui, il governo dello Stato, espresso liberamente dal voto dei cittadini, deve rappresentare quel sentire, essere capace di coglierlo e farne motivo fondamentale di azio­ne: “Dalla solidità, dall’armonia, dai buoni frutti di questo contatto tra i cittadini e il governo dello Stato – sostiene incalzante Pio XII, quasi echeg­giando il pensiero di J. Maritain -, si può riconoscere se una democrazia è veramente sana ed equilibrata, e quale sia la sua forza di vita e di sviluppo”. Proprio in questo contesto ci si imbatte in una famosa propo­sizione di Pio XII, tanto celebre quanto discussa: “Per quello poi che tocca l’estensione e la natura dei sacrifici richiesti a tutti i cittadini, – al tempo nostro in cui così vasta e decisiva è l’attività dello Stato, – la forma democratica di governo apparisce a molti come un postulato naturale imposto dalla stessa ragione”.

Ad una simile affermazione Pio XII approda, partendo sia da un’analisi antropologica sia da un’analisi storica. Secondo tali analisi, la democrazia è esigenza dell’essere umano, considerato nella sua dignità, nel suo essere essenzialmente spirituale, cioè come essere razio­nale, libero, e perciò portato dalla sua stessa natura ad assumere la respon­sabilità del suo operare. Così, è esigenza che emerge anche dalla configura­zione moderna e contemporanea dello Stato. In epoca moderna e contemporanea, infatti, lo Stato è entrato profondamente in tutti i campi della vita sociale condizionandola fortemente. È il caso dei regimi autoritari e totalitari. Il pontefice che ha riflettuto maggiormente sugli aspetti etici e strutturali della democrazia è stato Giovanni XXIII nella sua enciclica “Pacem in terris”.

La pace è un anelito profondo in ogni essere umano e, quindi, in ogni società, in ogni «noi» di persone. La pace è possibile, ma non è qualcosa di automatico e, quindi, va costruita, perché nella persona umana vi sono anche passioni e pulsioni, forme di aggressività che portano alla sopraffazione dell’altro, al conflitto. Va attuata anzitutto come una convivenza morale e spirituale, la quale per crescere in maniera ordinata e giusta esige che siano create istituzioni atte a supportare un tale fine. Ossia: un ordinamento giuridico in armonia con l’ordine morale e rispondente al grado di maturità della comunità politica; un’autorità politica come facoltà di comandare secondo ragione, in vista della realizzazione del bene comune; un’autorità politica mondiale in grado di assicurare, per via democratica, il bene comune universale.

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