E’ stato un weekend all’insegna della dottrina sociale e dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV. Nella diocesi di Caltagirone una “due giorni” ha approfondito sfide e opportunità dell’umanesimo contemporaneo. La città natale di don Luigi Sturzo ha ospitato un laboratorio nazionale promosso da una vasta rete istituzionale e culturale. Quattro panel tematici, oltre trenta relatori di altissimo profilo ecclesiale, accademico ed economico. Promossa dall’associazione AnimAzione e sostenuta da un’ampia rete di università, fondazioni e centri studi, l’iniziativa ha attualizzato la dottrina sociale della Chiesa rispetto alle sfide inedite del XXI secolo. L’evento, concelebrato nella cornice storica della Chiesa di Santo Stefano e presso il Casale del Fondo Sturzo, non si è configurato come uno spazio di rievocazione storiografica. Sono emerse proposte concrete sulle grandi direttrici della società moderna. Ciascuna sessione di lavoro è stata guidata dal motto dello statista siciliano (“servire e non servirsi”) e illuminata dal magistero sociale della Chiesa. In particolare la sessione su impresa e lavoro ha analizzato la denuncia della “persona ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare” (Magnifica Humanitas).

La sessione ha esaminato l’economia civile e il valore del lavoro. Moderata da Paolo Viana (inviato di Avvenire), ha visto la partecipazione di Luigi Sbarra (sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio) e di Giuseppe Tripoli (dal 2016 segretario generale di Unioncamere dopo esserlo già dal 2001 al 2009). Dal 2009 al 2014 è stato capo del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del ministero dello Sviluppo Economico, dove si è concentrato sulle strategie di crescita e apertura internazionale del sistema produttivo italiano. Tra il 2014 e il 2015 ha ricoperto invece il ruolo di direttore generale per la politica di internazionalizzazione e la promozione degli scambi dello stesso ministero. E’ stato anche garante delle piccole e medie imprese, consolidando il proprio impegno a favore dello sviluppo e della tutela delle piccole e medie imprese italiane. Don Luigi Sturzo sosteneva con forza che sono le imprese e l’iniziativa privata a creare lavoro e ricchezza, e non lo Stato. Senza investimenti e libertà d’impresa non si genera vera occupazione. Lo Stato non deve sostituirsi ai privati, ma deve limitarsi a garantire un solido sistema di regole. La sua visione anticipava i principi dell’economia sociale di mercato: il lavoro dignitoso nasce dalla sana competizione e dalla vitalità delle imprese e delle cooperative, mentre lo Stato deve agire unicamente secondo il principio di sussidiarietà, sostenendo la società civile senza soffocarla. Dal panel porta è emersa vita economica reale, la dinamicità, l’evoluzione e le sfide del tessuto produttivo.

L’Italia è considerata il paese delle pmi. Le piccole e medie Imprese rappresentano, infatti, oltre il 99% delle aziende totali, occupando circa il 76% della forza lavoro. Si stima ci siano circa 4,7 milioni di imprese, con l’Italia al primo posto in Europa per numero di pmi manifatturiere e tra i leader generali secondo i dati della Commissione Europea. Danno lavoro a milioni di persone, costituendo la spina dorsale del tessuto produttivo e del Made in Italy. Producono circa il 63% del valore aggiunto nazionale. Nonostante la forza numerica, il modello basato sulla piccola dimensione affronta limiti strutturali importanti. La produttività media delle micro e piccole imprese è inferiore rispetto a quella delle grandi aziende. Molte aziende faticano a crescere, a investire nelle tecnologie digitali e ad espandersi sui mercati internazionali. Alcuni analisti evidenziano che il vero problema italiano non è l’abbondanza di pmi, ma la carenza di grandi player capaci di fare da traino per l’innovazione.

Da parte sua Leone XIV pone il valore del lavoro e la dignità della persona al centro del suo magistero, in particolare nella sua enciclica Magnifica Humanitas e nei vari interventi pubblici. Il lavoro non è solo un mezzo di guadagno, ma un’espressione della creatività umana e della capacità di fare del bene, capace di offrire stabilità e futuro, specie ai giovani. La giustizia non deve arrivare solo alla fine per ridistribuire la ricchezza creata dal mercato, ma deve essere parte integrante di ogni fase dell’attività economica. La sfida dell’Intelligenza Artificiale: Nelle trasformazioni tecnologiche odierne, il lavoro resta il barometro per misurare il valore della persona rispetto al potere e al profitto. La sicurezza nei luoghi di lavoro non è un semplice obbligo burocratico, ma un valore etico fondamentale e non negoziabile.

