Non un’arena di urla, non un campo di accuse. Così il Meeting di Rimini – appena concluso – continua a mostrarsi: luogo principe del dibattito pubblico italiano, crocevia di temi molteplici, laboratorio di riflessioni che evitano la superficie. La sua fedeltà alle origini resta intatta: esplorare il cristianesimo come promessa per l’uomo e come chiave del futuro, insieme a un’esaltazione del genio umano, chiamato a custodire e proseguire l’opera del creato. Una palestra di fede, ma anche corpo intermedio tra i più influenti del Paese; attraverso la sussidiarietà, offre un metodo: partecipare con responsabilità al destino civile.
Questa volta, a incrociare le voci, due figure di vertice. Mario Draghi da una parte, Giorgia Meloni dall’altra. L’ex Presidente della Bce ha colpito per chiarezza: un’Europa debole, ha detto, rischia di scivolare nell’irrilevanza. Materie prime contese, energia accaparrata, trattati riscritti, autocrazie minacciose: questo lo scenario. La vera sovranità? Non più nazionale, troppo fragile. Solo federale, continentale, capace di sedersi da pari a pari nel gioco globale. Ma i governi restano immobili, divisi, prigionieri di egoismi meschini: retoriche sovraniste da un lato, idealismi ingenui dall’altro. Intanto, il mondo non concede sconti.
A chiudere i lavori, la Premier. Tono diretto, applausi convinti, attenzione viva. Giorgia Meloni ha toccato ciò che per Comunione e Liberazione è essenziale: lavoro, giustizia, famiglia, imprese. Al centro, il ceto medio, quella fascia sociale che storicamente ha sostenuto progresso e stabilità. Riattivarne la forza – ha insistito – non è solo compito economico: è esigenza politica e culturale. Messaggio di vicinanza e concretezza, ma con un margine di attesa: capire quali azioni seguiranno.
Nemmeno mancata, poi, la nota istituzionale: premierato e autonomia differenziata. Temi caldi, ma pericolosi. Se da un lato mostrano frizioni nella maggioranza, dall’altro rischiano di risucchiare energie nel solito gorgo domestico. Eppure, proprio ora che l’Italia ha guadagnato peso internazionale, i vecchi dibattiti rischiano di restringere la visuale e indebolire la guida del governo sul terreno globale, quello in cui il Paese oggi appare più necessario.
Così, dal Meeting, un messaggio a doppia valenza: fede come profondità, ragione come strumento pratico. Futuro da guardare in alto, Europa e nazione tenute insieme. Tutto dipende da una scelta di responsabilità: alzare lo sguardo o ricadere nei conflitti piccoli di sempre.

