“Un popolo ostaggio della violenza”. Sos dal Messico

Il grido d'aiuto della diocesi di Chilpancingo-Chilapa nel martoriato stato di Guerrero

Rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo verso il Messico nel marzo 2012, Benedetto XVI disse: “Conosciamo bene tutte le bellezze del Messico, ma anche questo grande problema del narcotraffico e della violenza. E’ certamente una grande responsabilità per la Chiesa cattolica in un Paese con l’80 per cento di cattolici. Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell’umanità e della nostra gioventù. Direi che il primo atto è annunciare Dio: Dio è il giudice, Dio che ci ama, ma ci ama per attirarci al bene, alla verità contro il male”. Quindi, aggiunge Joseph Ratzinger, “è grande responsabilità della Chiesa educare le coscienze, educare alla responsabilità morale e smascherare il male, smascherare questa idolatria del denaro, che schiavizza gli uomini solo per questa cosa; smascherare anche le false promesse, la menzogna, la truffa, che sta dietro la droga”.

Messico
Foto di Filip Gielda su Unsplash

Il dovere della Chiesa

Aggiunse Benedetto XVI: “Dobbiamo vedere che l’uomo ha bisogno dell’infinito. Se Dio non c’è, l’infinito si crea i suoi propri paradisi, un’apparenza di ‘infintitudini’ che può essere solo una menzogna. Perciò è tanto importante che Dio sia presente, accessibile; è una grande responsabilità davanti al Dio giudice che ci guida, ci attira alla verità e al bene, e in questo senso la Chiesa deve smascherare il male, rendere presente la bontà di Dio, rendere presente la sua verità, il vero infinito del quale abbiamo sete. E’ il grande dovere della Chiesa. Facciamo tutti insieme il possibile, sempre più“. Grazie all’opera di sensibilizzazione che dagli anni ’80 l’Istituto di dottrina sociale cristiana sta realizzando in Messico, oggi l’apostolato degli operatori pastorali permette che in tutto il territorio funzionino quarantadue case di accoglienza per migranti.  Secondo quanto pubblicato dalla giornalista messicana Diana Baptista sul giornale Reforma, nel lontano 1895, in occasione del censimento generale della popolazione messicana, i cattolici erano il 99,1% della popolazione del Paese. Da allora, il numero dei cattolici è sceso parecchio. Nel 1979, i cattolici in Messico erano il 96,2% della popolazione. Fra 1970 e 2010, la percentuale è scesa di 13 punti percentuali. Questo ha avuto una ripercussione sui sacramenti. Il numero di candidati ai sacramenti dell’iniziazione cristiana è calato; e anche il matrimonio cattolico oggi non è più visto come necessità; ormai è opzionale.

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Foto di Allan Francis su Unsplash

Allarme Messico

A tredici anni dal viaggio di Benedetto XVI, Guerrero, uno degli Stati messicani maggiormente afflitti dalla violenza, la fede è diventata l’ultimo rifugio di un popolo che vive sotto il peso della criminalità organizzata. Monsignor José de Jesús González, vescovo della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, porta avanti la sua missione pastorale con un coraggio che lo ha posto più volte, letteralmente, sulla linea di fuoco. Già nella Prelatura di Nayar, dove aveva servito per dodici anni prima di arrivare a Chilpancingo, monsignor González era stato vittima di un attentato armato appena undici mesi dopo l’inizio del suo ministero episcopale. “Eravamo in tre in un furgone e ci hanno sparato alla testa, non alle gomme. Ma quando hanno visto che eravamo sacerdoti si sono scusati e hanno offerto di pagare i vetri rotti”, racconta con un sorriso. Quando i criminali compresero di avere di fronte un vescovo, arrivarono persino a chiedergli la benedizione. Da quell’episodio monsignor González comprese che il suo compito non era solo difendere i fedeli, ma anche guardare con compassione chi vive immerso nella violenza: “Sono anch’essi miei figli, anche se smarriti”, afferma.

Messico
Foto di Emilio Palma su Unsplash

Impegno Acs

Alla fondazione pontificio Acs il vescovo descrive Guerrero come uno “Stato sequestrato”: le bande armate impongono le proprie regole, controllano strade, estorcono denaro, compiono sequestri e omicidi. In questo contesto, la Chiesa rappresenta spesso “l’unica voce che può parlare per il popolo”. Ma questa voce comporta rischi: sacerdoti e leader comunitari sono stati uccisi per aver difeso la dignità umana. Nonostante le minacce, il presule continua a camminare accanto alla sua gente, celebrare, visitare famiglie e sostenere iniziative concrete come i centri di ascolto per le madri alla ricerca dei figli scomparsi. “Non possiamo lasciarle sole in mezzo ai lupi che divorano”, spiega ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. “La preghiera ci rende coraggiosi per entrare nella mischia”, afferma, chiedendo a tutti di pregare per lui e per la sua diocesi: “Pregate per noi. Dio non ci abbandona, ma abbiamo bisogno di sentire che ci siete vicini per andare avanti”. Negli ultimi anni Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) ha sostenuto la diocesi di Chilpancingo-Chilapa con offerte per le Messe, restauri di conventi e formazione del clero, segni concreti di una solidarietà che non lascia sola la Chiesa perseguitata in Messico.

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