Marta e Maria: la differenza tra vita attiva e contemplativa

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Nella tradizione spirituale cristiana la differenza tra l’atteggiamento di Marta e quello di Maria viene interpretato come la tensione esistente tra vita attiva e contemplativa; tale tensione ha segnato e segna la storia della spiritualità cristiana. Benché Gesu lodi Maria, difendendola dalle obiezioni mosse da Marta, allo stesso tempo valorizza l’attività umana più concreta di quest’ultima. Anche nelle espressioni di sequela di Cristo più radicali, come potrebbe essere la vita monastica, una delle sfide più grandi che si presentano è proprio quella di trovare un equilibrio tra questi due atteggiamenti. L’uomo deve essere sì consapevole dell’importanza della vita interiore, della contemplazione, ma anche dell’importanza dell’aspetto più concreto della vita. Perciò i grandi fondatori della vita monastica, come S. Agostino e S. Benedetto, sottolineavano la necessita di un giusto equilibrio tra questi due aspetti, equilibrio sapientemente riassunto in particolare nel motto benedettino “Ora et labora”.

Oggi, in un tempo di crisi sia dell’impegno umano, sia dell’ascolto contemplativo vale la pena tornare all’idea fondamentale di considerare questo equilibrio e recuperare la sintonia tra attività e contemplazione. Prima però è necessario recuperare il senso dell’attività, tanto minacciata dal conforto che ci offre la tecnica.

Una filosofa polacca, Jolanta Brach Czajna, con una maestria e sensibilità eccezionali ha provato a scoprire il lato più profondo, esistenziale – per non dire contemplativo – dell’impegno quotidiano, domestico, quello che riferendoci alla lettura di oggi potremmo attribuire a Marta:

“L’impegno quotidiano è una delle principali categorie che catturano la presenza nel mondo. È un modo di essere nel quotidiano. Uccelli, umani, insetti, senza eccezioni. Sebbene l’impegno si manifesti in vari modi, è il fondamento dinamico della vita quotidiana. Coloro che hanno la coda folta ne fanno parte. Ci connette. Apparteniamo all’essere cespuglioso e, in virtù di ciò, entriamo nel quotidiano. Proprio come la formica e lo scarabeo stercorario. Non vale la pena discutere sulle percentuali di partecipazione quando la cosa non è quantificabile. Si tratta solo di incontrare un particolare spazio esistenziale che si apre come possibilità e nel quale entriamo attraverso lo scarabeo stercorario. Insieme allo scarabeo. L’impegno quotidiano chiama dal nulla il tessuto delicato e tortuoso dell’esistenza quotidiana, necessariamente basata su un fondamento fragile e condannata a un’esistenza fugace. È ostinatamente sostenuta dalla forza causale del quotidiano. L’inattività, invece, fa a pezzi l’esperienza quotidiana, ne strappa gli spazi vuoti e minaccia di farla perdere nell’inesistenza. L’obiettivo dell’impegno è proprio la lotta per l’esistenza quotidiana che si crea e si rinnova con ogni piccola azione. Non ci sono battute. Le azioni non intraprese rimangono nel regno del nulla. E poiché l’esistenza quotidiana è creata da piccole azioni, se non è sostenuta da esse si assottiglia, si indebolisce e in qualche modo si disperde. Il fatto che la vita quotidiana ci attiri può essere sostenuto dallo scontro tra l’esistenza e il nulla. Dopotutto, stiamo partecipando a un evento non da poco, se ci viene permesso di prendere parte alla lotta delle forze ultime. Questo lontano piano metafisico che accompagna lo scontro incastona tutta l’azione in mezzo a valori che desideriamo (perché desideriamo l’infinità del nulla e la rimozione del fardello attraverso l’annichilimento tanto quanto desideriamo l’esistenza), ma purtroppo valori contrastanti e dati in un modo troppo difficile da accettare. Non c’è quindi da stupirsi se la vita quotidiana, pur affascinandoci, è allo stesso tempo noiosa, estenuante e scoraggiante. Sebbene la sua importanza non possa essere negata, ci fa sanguinare. L’impegno quotidiano mantiene il quotidiano in una tensione precaria tra l’esistenza e il nulla. Anche se non sentiamo i suoni della lotta che rotola avanti e indietro, ne prendiamo parte. Attraverso la mozione accediamo alla dignità dell’atto di creatio ex nihilo. Ogni gesto compiuto avrebbe potuto anche non esistere. E mentre cammino nel cortile con un secchio di rifiuti, guidato dal fetore che emana dai bidoni metallici nonostante la copertura di cemento che li nasconde, sto facendo nascere il tessuto della vita quotidiana. Dopo tutto, non potevo farlo. Rimandare a domani. Per sempre. Ma l’istinto dei cespugli mi spinge a perseverare e, insieme al fetore crescente, mi permette anche di provare una sorta di orgoglio e di apprezzamento per la mia stessa perseveranza. Ma basta fare quello che facciamo comunque, quello che non possiamo fare: entrare nel mezzo dell’esperienza quotidiana, arrendersi, optare per un appiattimento che non lascia ombra di speranza per nulla, capitolare di fronte alle necessità elementari, allora, quando non si parla più delle false speculazioni dell’intelletto, dei miraggi dell’orgoglio, delle illusioni dell’immaginazione che mascherano il fatto nudo della noia, allora – in questo rifuggire – la vita di tutti i giorni rivela la fredda potenza dei valori ultimi. Quando ammettiamo con rassegnazione che la nostra macina non è nulla, iniziamo a capire che contiene tutto[1]“.

Marta e Maria erano due sorelle che amavano il Signore. Ciascuna a modo suo. L’amore è una cosa sola. Ogni nostra azione serve ad accrescerlo alimentarlo e a costruire la relazione sia tra di noi che con Lui.

[1] Sono i frammenti dal capitolo „Krzątactwo” [L’impegno domestico quotidiano] del libro di J.Brach Czajna „Szczeliny istnienia” [Le crepe dell’esistenza] Kraków 2012

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