La preghiera, l’invocazione di aiuto a Gesù è l’inizio della guarigione. Cristo risponde al grido dell’uomo, mostrando la sua premura: la guarigione è operata da Gesù, mentre il sacerdote, a cui devono presentarsi i lebbrosi, ha soltanto il compito di constatarla, così come la Chiesa che sa riconosce l’opera del Signore negli uomini.
Scriveva San Bernardo che «Si vede dal testo quanto abbiano saputo ben pregare coloro che dicevano: Gesù, figlio di David, abbi pietà di noi; mancò però l’altra cosa di cui parla l’Apostolo, il ringraziamento (cf. 1Tm 2,1), perché non tornarono a render grazie a Dio». La salvezza infatti viene dalla fede, dal saper riconoscere l’intervento del Signore nella nostra vita, che fa nascere in noi la gratitudine.
L’uomo che pensa di conquistare la salvezza con i propri meriti, invece, difficilmente conosce la gratitudine; anche se è religioso, si comporta allo stesso modo di ciò che accade nel mondo dove, davanti ai favori ricevuti, soprattutto se immeritati o gratuiti, spesso nemmeno si è capaci di ringraziare. Probabilmente ne abbiamo fatto esperienza anche noi; per questo, nel Vangelo di Luca di questa domenica dei dieci lebbrosi risanati soltanto uno è riconoscente e torna da Gesù.
La gratitudine è la caratteristica dell’uomo che ha fede, che non soltanto ha incontrato il Signore, ma ha ben presente che non si è guadagnato la guarigione, conosce la sua indegnità, la sua piccolezza: questa consapevolezza è necessaria per un cuore realmente grato. La vera guarigione è rendere gloria a Dio, saper riconoscere che è Cristo che può togliere da noi la schiavitù che nasce dalla superbia, che, come la lebbra, ci separa dagli altri.
«E gli disse Gesù: Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato (Lc 17,19). È grande, dunque, la potenza della fede, senza la quale, come dice l’Apostolo, è impossibile essergli graditi (Eb 11,6); Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia (Gal 3,6). La fede dunque salva, la fede giustifica, la fede guarisce l’uomo nell’anima e nel corpo» (Bruno di Segni, Commento su Luca, 2,40).
Il lebbroso che ritorna a ringraziare non a caso è un samaritano, uno straniero, anzi un pagano in quell’epoca. Un uomo che dunque non si meritava questo dono, che non può avanzare dei meriti. In fondo, è umile. Per questo è capace di riconoscere la bontà del Signore, consapevole che quella Grazia è solamente un dono, un segno della Bontà di Gesù.

