L’umile perseveranza della pace: un viaggio contro la guerra

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Papa Leone XIV nei pressi della Basilica di San Neofito a Iznik per l'incontro ecumenico con Bartolomeo I

Del primo viaggio internazionale di Leone XIV rimarrà impressa la pacata e indomita volontà di pace del Pontefice che ha posto la riconciliazione dei popoli e delle nazioni al centro del proprio Magistero. In un mondo nel quale risuonano parole di odio il primo papa agostiniano della storia ha l’umile coraggio di parlare di fraternità e superamento della disumana logica di guerra. A Istanbul, nel cuore del Medio Oriente e della Terra Santa,  Robert Francis Prevost ha significativamente richiamato una delle pagine più belle del libro del profeta Isaia. Laddove risuona l’invito rivolto a tutti i popoli a salire al monte del Signore, luogo di luce e di pace. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi. Secondo papa Leone, dunque, Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, quando coloro che hanno subito ingiustizia e le vittime della violenza sanno resistere alla tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace.

Papa Leone XIV – Foto © Vatican News

“I frutti dell’agire di Dio nella nostra vita non sono un dono solo per noi, ma per tutti – evidenzia il Pontefice-. Il Signore che attendiamo glorioso alla fine dei tempi viene ogni giorno a bussare alla nostra porta. Teniamoci pronti con l’impegno sincero di una vita buona“. Dal profeta Isaia il Papa trae l’immagine di un mondo in cui regna la pace e che è così descritto. “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. Commenta Leone XIV: “Quanto sentiamo urgente, oggi, questo richiamo! Quanto bisogno di pace, di unità e di riconciliazione c’è attorno a noi, e anche in noi e tra noi!”. Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli. “Tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra- insegna oil Pontefice ai leader mondiali-. Una buona azione politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito internazionale”.

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Foto © Vatican News

A sintetizzare la sua missione di pace è il “logo” della visita apostolica con cui Leone XIV ha inaugurato il suo Magistero itinerante. Il simbolo scelto è quello del ponte. Un riferimento agli sforzi comuni per l’unità a tre livelli. Dentro la comunità. Nei rapporti ecumenici con i membri delle altre confessioni cristiane. Nell’incontro con i fedeli della altre religioni. Nella patria dell’apostolo Paolo il Pontefice ha ricordato come nella Chiesa convivano quattro diverse tradizioni liturgiche: latina, armena, caldea e sira. Ciascuna offre una propria ricchezza a livello spirituale, storico e di vissuto ecclesiale. “La condivisione di tali differenze può mostrare in modo eminente uno dei tratti più belli del volto della Sposa di Cristo: quello della cattolicità che congiunge – osserva Robert Francis Prevost-. L’unità che si cementa attorno all’altare è dono di Dio. E come tale è forte e invincibile perché è opera della sua grazia”. Da qui l’appello papale a impegnarsi per “favorire e rafforzare i legami che ci uniscono, per arricchirci reciprocamente ed essere davanti al mondo segno credibile dell’amore universale e infinito del Signore”.

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Foto © Imagoeconomica

A Istanbul Leone XIV ha fatto proprie le parole con cui Giovanni XXIII ha aperto il Concilio Ecumenico Vaticano II: “Si compia il grande mistero di quell’unità che Cristo Gesù con ardentissime preghiere ha chiesto al Padre Celeste nell’imminenza del suo sacrificio”. Quindi, esorta papa Prevost, “i nostri passi si muovono come su un ponte che unisce la terra al Cielo e che il Signore ha steso per noi”. E cioè “teniamo sempre gli occhi fissi sulle sue sponde, per amare con tutto il cuore Dio e i fratelli, per camminare insieme e per poterci ritrovare, un giorno, tutti, nella casa del Padre“. Quando la luce del perdono riesce a filtrare tra le crepe più profonde del cuore, “capiamo che non è mai inutile”. Anche se l’altro non lo accoglie, anche se sembra vano, “il perdono libera chi lo dona“: Perché “scioglie il risentimento, restituisce pace, ci riconsegna a noi stessi”.

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