Isaia, Giovanni Battista e Maria accompagnano ogni anno il cammino della Chiesa verso il Natale: l’antico profeta, il precursore, la Madre. La liturgia della II domenica di Avvento lascia però in ombra Maria, che contempleremo domani come la Tutta Pura, e ci presenta Giovanni (il cui nome -e non è un caso! – significa: “Il Signore ha fatto grazia”): uno strano personaggio, che “portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico” (Mt 3,4).
Ma più importante del vestito è la predicazione di Giovanni, molto simile a quella che sarà di Gesù: “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. La sua fama si diffonde, e “Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui” (Mt 3,5-6): un uomo di successo e di potere, se volessimo usare schemi mondani!
Ma chi è Giovanni, cosa vuole, qual è il suo segreto? Di lui, dirà Gesù: “fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno di cieli è più grande di lui” (Mt 11,11). Ecco il segreto e la missione di Giovanni: è uomo di frontiera, al confine tra il Primo e il Secondo Testamento. Abitare la soglia è il suo destino, ed è ciò che lo rende così attuale! Perchè anche noi viviamo un tempo di passaggio, tra una cristianità che è finita da tempo, e un’alba che tarda ad arrivare…Come allora Giovanni, oggi la Chiesa è chiamata a indicare Gesù, e non se stessa: “ecco l’agnello di Dio!”. Perchè nei tempi difficili occorre scrutare i segni nel cielo, e riconoscere il venire del Signore, oggi come allora…
Tutti corrono a farsi battezzare da lui (lo farà anche Gesù, e al Giordano si manifesterà la sua condizione di Figlio), ma a Giovanni quel gesto penitenziale sembra non bastare: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione”. E anche questa è una parola per l’oggi: perché i segni e i gesti della devozione non sono riti magici per tacitare la coscienza, ma urgono il lavoro della conversione, che fa spazio al venire imminente del Signore.
Un venire, però, che non sarà – come immaginava Giovanni – nel segno dell’ira, ma nel segno della misericordia e della pace. E’ chiara, a questo proposito, la profezia di Isaia: “un germoglio spunterà dal tronco di Iesse… Su di lui si poserà lo spirito del Signore… Il lupo dimorerà insieme con l’agnello… Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte” (cfr. Is 11,1-10). Profezia che è in Cristo si è realizzata, perché “la fraternità non è un sogno impossibile, un desiderio di pochi illusi” (Papa Leone, all’udienza del 12 novembre). Profezia, però, che chiede di essere accolta. Perchè è come in agosto, quando cadono le stelle: se non porti in cuore un desiderio buono, la stella cade invano. Anche la Stella del mattino, che nasce a Betlemme, chiede di essere attesa da un desiderio buono. Per questo, l’invito di Giovanni a convertire i nostri desideri rimane attuale, e accompagna il cammino di tutti e tutte verso la pace. E verso il Natale!

