Da sempre i conflitti che hanno attraversato la storia dell’umanità sono stati fonte di grandi sofferenze, ma man mano che le tecnologie applicate alle armi sono diventate più potenti l’impatto dei conflitti si è allargato a dismisura. Il primo grande salto è stato quello prodotto dalla polvere pirica, con la creazione di cannoni, bombe, fucili, pistole, mitragliatrici, che aumentavano il numero di morti e le distruzioni.
Il secondo grande salto è stato quello dell’uso degli aerei, che potevano trasportare bombe anche distante dal fronte militare e coinvolgere in morte e distruzione i civili. Il terzo grande salto è stata l’applicazione dell’energia nucleare: due sole bombe nucleari a Hiroshima e Nagasaki uccisero 200mila persone e resero radioattivo un ampio spazio. Il quarto grande salto è quello di cui siamo desolati spettatori oggi: missili e droni senza conducente uccidono e devastano a ripetizione qualsiasi parte del mondo.
L’impatto dei conflitti, al di là dei morti e delle distruzioni dirette, si allarga a tutta la catena produttiva che tiene in piedi l’economia mondiale. Quando i lanzichenecchi del Manzoni invadevano l’Italia, distruggevano le coltivazioni, producendo carestie, e portavano con sé batteri e virus, che scatenavano epidemie, specialmente di peste. Durante la prima guerra mondiale si diffuse nelle affollate trincee un’influenza denominata spagnola (tipo Covid-19) che causò oltre 20 milioni di morti solo in Europa.
Gli Stati impiegano tutte le loro riserve per produrre armi e si bloccano gli investimenti civili, mentre feriti e familiari dei morti in guerra necessitano di sostegni per continuare a vivere e la spesa pubblica, anche se sempre insufficiente, va comunque in questa direzione. Ma in un’economia globalizzata come quella di oggi gli impatti dei conflitti sono ancora più complessi. Missili e droni impediscono il normale svolgersi del commercio internazionale, e questo è fonte di interruzioni in molte filiere produttive, fra cui soprattutto quelle energetiche e di prodotti minerari e alimentari di base, che generano inflazione.
Ora, non sempre i conflitti hanno risparmiato i ricchi, soprattutto se generano carestie, epidemie e distruzioni di manufatti civili, ma i ricchi che si salvano poi riprendono la loro vita. Invece, per la popolazione “comune” i conflitti sono letali a lungo, perché distruggono i loro precari equilibri. Per chi guadagnava appena abbastanza per far fronte ai suoi pagamenti, oggi la guerra in Medio-Oriente aumenta il prezzo dell’energia, dunque delle bollette e della benzina per i trasporti, minacciando l’insolvenza. Per chi aveva un lavoro nel turismo, il mancato arrivo di molti turisti, bloccati dalle operazioni belliche, significa disoccupazione. Per chi stava cercando nuovi mercati per le proprie produzioni, questa geopolitica continuamente alterata rappresenta un forte disincentivo.
Purtroppo oggi anche senza conflitti le diseguaglianze si accrescono a causa delle nuove tecnologie robotiche e di intelligenza artificiale. Se a queste innovazioni dirompenti si aggiungono i conflitti, siamo in una “tempesta perfetta”, se mai una tempesta possa essere perfetta, che si scatena sulla testa di chi poco ha. Tempi bui come questi si sono visti anche in passato e dobbiamo profonda gratitudine a chi si è impegnato per superarli anche a costo della vita. Ora tocca a noi mettere in campo strumenti di pace e strumenti di controllo del nucleare e delle nuove tecnologie. Non sarà facile, ma cerchiamo di evitare i gravi peccati di omissione.

