Fin dall’inizio del suo pontificato Leone XIV ha condannato con fermezza ogni conflitto, chiarendo che la guerra è sempre una sconfitta e che mai la guerra è santa. Robert Francis Prevost esorta perciò incessantemente a fermare le armi attraverso il dialogo e il cessate il fuoco nei teatri di crisi globale. Da qui il costante appello del Pontefice a respingere la corsa agli armamenti e la tentazione di usare tecnologie militari avanzate.
Riguardo alle aree di crisi il Papa esprime profondo dolore per le sofferenze in Ucraina, Medio Oriente (Israele, Gaza, Libano e Iran), ribadendo che nessuno può usare il nome di Dio per giustificare o benedire la guerra. Ogni occasione è propizia per proclamare forte e chiaro il suo rifiuto della guerra. La Santa Sede certamente riconosce che ogni Stato ha il dovere di proteggere la propria esistenza e la propria libertà con mezzi proporzionati, ma l’esperienza ha spesso dimostrato quanto sia illusoria l’efficacia delle armi quando si tratta di dirimere un conflitto tra gli Stati.
Dal momento che la pace non è soltanto l’assenza della guerra, la Santa Sede si è fatta promotrice, inoltre, di un ordine internazionale fondato sul diritto e la giustizia, indicando i diritti dell’uomo e i diritti dei popoli come i fondamenti della pace. L’alimentazione, la salute, la cultura, la solidarietà sono le condizioni necessarie affinché i cittadini si sentano coinvolti, con responsabilità, in un progetto di società che offra delle possibilità ad ogni individuo.
E’ importante che si affermi nelle coscienze una visione dell’uomo che tenga in debito conto tutte le sue dimensioni: il rispetto della vita umana dal momento del suo concepimento alla sua fine naturale, la sua dignità, la sua libertà, senza dimenticare il diritto alla libertà di religione. La pace è anche il risultato del rispetto degli strumenti tecnici propri della collaborazione internazionale.
La Santa Sede ha fiducia nel diritto internazionale per garantire la libertà delle persone e dei popoli. Il rispetto degli impegni assunti, secondo l’adagio antico “pacta sunt servanda”, la fedeltà ai testi elaborati, spesso al prezzo di grandi sacrifici, la priorità accordata al dialogo, sono ugualmente dei mezzi che dovrebbero permettere, sia a livello bilaterale che a livello multilaterale, di evitare, nella misura del possibile, ai più deboli di essere le vittime della volontà malvagia, della forza o della manipolazione dei più forti. Per questo, contro la normalizzazione dei conflitti e la corsa al riarmo, Leone XIV testimonia una pace disarmata e disarmante, fondata sul dialogo, sul disarmo e sul rifiuto della guerra.

