L’estate solidale del Papa missionario

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Papa Leone XIV Immagine tratta da Vatican News

Il manifesto solidale di papa Leone è racchiuso nel discorso d’inizio estate al Wfp. Così come le linee guida bioetiche del pontificato sono sintetizzate nel discorso rivolto ai membri della “Fondation Jérôme Lejeune”. Secondo Leone XIV  “la medicina non può mai diventare serva di una morte programmata”. Da qui l’appello papale a difendere la vita ribadendo il concetto che “il valore di una persona non dipende da ciò che realizza o produce“. Il World food programme (Wfp) è la più grande organizzazione umanitaria al mondo che lavora per raggiungere l’obiettivo Fame Zero entro il 2030. Nelle emergenze, il Wfp interviene in maniera tempestiva, fornendo cibo e altri tipi di assistenza alle vittime di conflitti, siccità, alluvioni, terremoti, uragani, mancati raccolti e pandemie.  “Un forte appello a unirsi per combattere la piaga della fame del mondo in un contesto globale dove si preferisce alimentare le guerre alle persone. E in cui cibo, acqua e sanità sono ostaggio di interessi- commenta il vaticanista de LaPresse Antonio Modaffari-. Robert Francis Prevost ha visitato la sede romana del World Food Programme. Nel suo lungo discorso, avvenuto a 10 anni di distanza dalla visita del predecessore Francesco, il Pontefice ha trattato punti-chiave della Dottrina sociale della Chiesa”.

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Fao (@ Carino Carlo via Imagoeconomica)

“Cibo, acqua e sanità non possono essere subordinati a considerazioni di mercato o interessi geopolitici- sostiene il Pontefice-. L’accesso a cibo adeguato è un diritto umano fondamentale, fondato sulla dignità di ogni persona“. Il Papa invita tutti a unire le forze per combattere la fame del mondo”. Anche perché “la sicurezza alimentare è una componente essenziale della sicurezza globale e integrale”. L’esigenza è ancora più forte nell’attuale contesto storico dove “i conflitti vengono ‘nutriti’ più facilmente” delle persone”. La Dottrina Sociale della Chiesa interpreta i conflitti non come un’inevitabile distruzione, ma come sfide da superare attraverso la giustizia, il dialogo e la pace. Rifiuta la violenza come soluzione, promuove la nonviolenza attiva e tutela la dignità umana, mirando a sradicare le cause profonde di ogni scontro. La prospettiva della Dottrina Sociale della Chiesa si basa su pilastri fondamentali per gestire e prevenire le tensioni. Offrendo una visione incentrata sulla persona e sulla fraternità

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Pace (@ WOKANDAPIX da Pixabay)

Persona al centro, dunque. La risoluzione dei conflitti richiede un approccio “people-centered”. Ossia concentrato sulla difesa dei diritti umani fondamentali (vita, lavoro, libertà). Prevenzione e dialogo sono collegate. La vera pace non è la semplice assenza di guerra, ma richiede una sicurezza olistica e la promozione del dialogo a livello diplomatico. Basilare è il rifiuto della guerra considerata un “fallimento dell’umanità”. Il catechismo della Chiesa cattolica e gli insegnamenti pontifici ammettono la legittima difesa solo a condizioni rigorose e come extrema ratio. Promuovendo nel contempo la strategia della nonviolenza. La dottrina sociale della Chiesa fu inaugurata da Papa Leone XIII con l’enciclica Rerum Novarum (1891). Promuove la dignità del lavoratore, il giusto salario, il diritto all’associazione sindacale e la proprietà privata. Ponendosi a metà strada tra l’individualismo liberale e il collettivismo marxista. Il solco tracciato da Leone XIII continua a vivere e ad evolversi nell’attualità. Oggi la Dottrina Sociale affronta le nuove sfide contemporanee. Come l’etica nell’uso dell’intelligenza artificiale e la difesa della persona contro lo sfruttamento tecnologico. Al centro sempre il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà.

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