“La persecuzione dei cristiani non accade solo con le armi e i maltrattamenti, ma anche con le parole, cioè attraverso la menzogna e la manipolazione ideologica“, avverte Leone XIV. Il Papa figlio spirituale di Sant’Agostino definisce la persecuzione dei cristiani come “una delle più grandi crisi dei diritti umani” e i martiri come “simboli di una speranza disarmata”. Robert Francis Prevost denuncia l’aumento della violenza contro i fedeli, ricordandoli come testimoni di verità e lievito di pace.Porte Aperte ha appena pubblicato la World Watch List (Wwl) 2026, la nuova edizione della lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo. Si registra il record di persecuzione anticristiana in termini assoluti, mai così intensa in 33 anni di ricerca Wwl. Salgono da 380 a oltre 388 milioni nel mondo i cristiani che sperimentano almeno un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede (1 cristiano ogni 7). Di cui 201 milioni sono donne o bambine. Mentre parlando di minori di 15 anni, di questi 388 almeno 110 milioni sono bambini e ragazzi. Tra i circa 100 paesi monitorati si conferma l’impressionante accelerazione degli ultimi 15 anni e salgono da 13 a 15 paesi con un livello estremo di persecuzione anticristiana.

La Corea del Nord da 24 anni (eccetto nella WWL 2022) è stabile al 1° posto. I paesi con un punteggio massimo nella violenza sono tutti africani (Nigeria, Sudan e Mali). In particolare nell’Africa Subsahariana, violenza in aumento e governance fragili lasciano i cristiani esposti. Non solo la violenza ma anche la pressione guida aumenti significativi nei punteggi, costringendo i cristiani all’isolamento o alla clandestinità. Infatti cresce il fenomeno della Chiesa nascosta o underground, già presente in nazioni come Corea del Nord, Somalia, Yemen, Libia, Eritrea, Afghanistan, e ora tocca nazioni del Nord Africa come l’Algeria, oltre ad altre meno prevedibili come Maldive e Iran. Tornano ad aumentare le uccisioni di cristiani da 4.476 a 4.849. E la Nigeria rimane epicentro di massacri con 3.490 vittime. Costante aumento di vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati (da 3.944 a 5.202): la punta di un iceberg difficile da misurare. Instabilità, violenze, minacce e abusi alimentano esodi e il fenomeno di una Chiesa profuga.

Cristian Nanni, direttore di Porte Aperte/Open Doors, evidenzia come dal 2020 a oggi, non solo i massacri e i rapimenti, ma le oltre 47.000 chiese, ospedali e scuole cristiane attaccate o chiuse, più di 108.000 case e attività economiche saccheggiate o distrutte,
costringono alla fuga famiglie ed intere comunità cristiane. Dando vita a esodi inumani e a una “Chiesa profuga” che grida aiuto. 201 milioni di donne e bambine cristiane sperimentano l’odio e l’intolleranza a causa della loro libera scelta di fede. Crescono gli abusi, le segregazioni domestiche, come arma per piegare la loro volontà. 388 milioni di cristiani nel mondo non godono del diritto umano fondamentale di credere in ciò che
vogliono. “Quanti altri cristiani uccisi, sfollati, abusati e incarcerati dobbiamo contare prima di porre al centro del dibattito politico la libertà religiosa?”, si chiede Cristian Nanni. Ci sono nazioni come Corea del Nord, Somalia, Eritrea, Libia, Afghanistan, in cui l’unico modo per vivere la fede cristiana è clandestinamente. Il governo algerino chiude tutte le chiese protestanti. Quello cinese, invece, vessa quelle che osano rivendicare la libertà di credo e quello iraniano va a caccia di cristiani che si riuniscono nelle case.

“La Chiesa nascosta è forse quella più in crescita nel mondo”, osserva Nanni. E aggiunge: “In 33 anni di ricerca, registriamo un costante aumento della persecuzione anticristiana in termini assoluti. Il 2025 è di nuovo anno record dell’intolleranza: 1 cristiano su 7 patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede”. Quindi è “cruciale” tornare a parlare di libertà religiosa nel dibattito pubblico. “Porte Aperte chiede al governo di promuovere la libertà religiosa come priorità diplomatica. Integrandola nei negoziati commerciali. Inoltre l’alfabetizzazione religiosa dei propri funzionari a vari livelli. La collaborazione con attori religiosi locali, soprattutto in aree sensibili come il Sahel. Così da garantire equità nella distribuzione degli aiuti, prevenendo discriminazioni.

