La visita di Papa Leone XIV in Spagna sta svelando il volto mite di questo Papa che, con le sue parole disarmate e disarmanti, sta acquistando credibilità nell’opinione pubblica. Nel suo discorso al Parlamento spagnolo il Papa parte dalla dignità inviolabile di ogni persona umana per declinare i temi più scottanti dello scenario geopolitico. Esorta alla pace attraverso il coraggio del negoziato, denunciando il riarmo in Europa e nel mondo e sostituendo al diritto della forza la forza della ragione; invoca la difesa della vita dalla sua origine al suo naturale tramonto e della famiglia, come pure la tutela della libertà religiosa; chiede risposte concrete per il dramma migratorio per garantire accoglienza e integrazione ma anche il diritto a rimanere nella propria terra.
Valori che potrebbero apparire astratti come verità, giustizia, libertà, solidarietà, bene comune acquistano concretezza e attualità. Alla base di tutto questo c’è la beatitudine evangelica della mitezza: «Beati i miti perché avranno in eredità la terra» (Mt 5,5). La mitezza è una sopportazione attiva, non è sinonimo di debolezza, di passività, ma di fortezza interiore, di creatività operosa animata dall’amore. A proposito di questa virtù mi sembra interessante il saggio di Norberto Bobbio “Elogio della mitezza” del 1993. Per il pensatore torinese la mitezza è “una scelta metafisica” che propone un mondo migliore, ma oggi è anche “una scelta storica” che va controcorrente nella “società violenta in cui siamo costretti a vivere”.
Papa Leone, che nel suo primo discorso a Madrid, rivolto alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico ha affermato “Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore”, sta collocando il suo magistero al centro del dibattito pubblico.

