Cosa ci aspettiamo dalla VII Conferenza nazionale sulle Dipendenze? In primo luogo, un’azione culturale che promuova il superamento della Cultura della Contrapposizione a favore della Cooperazione. Il clima continuo di contrapposizione genera un’esperienza continua di forte polarizzazione tra le persone, e le realtà sono sociali il cui esito finale è la comparsa di un profondo smarrimento, frequenti frammentazioni (rotture di legami familiari, o territoriali) che sono riconosciuti dalla letteratura scientifica di riferimento, ormai come fattori predisponenti la ricerca di consolazioni, di meccanismi per acquietare l’angoscia di fondo, rendendo così le sostanze o i comportamenti di dipendenza assai appetibili per colmare l’inquietudine nella quale ci si trova immersi. Uscire da questo clima è un problema necessario se vogliamo contribuire a ridurre e togliere le cause che stanno alla base di questo fenomeno.
In secondo luogo serve, un cambio di paradigma, ovvero considerare l’uomo non solo per la sua patologia, ma anche nella sua profonda unità di corpo, psiche e spirito. É quindi necessario che le azioni di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento, promuovano sempre più esperienze di trascendenza, che esperienze che aiutino ad andare oltre il limite personale di ciascuno per sperimentare l’incontro con la trascendenza e arrivare a vivere vite degne di essere vissute, in un contesto di ritrovato senso del proprio destino umano.
Servono poi tre azioni dirette. Primo, il contrasto efficace alle sostanze: le nostre città stanno vivendo un’emergenza cocaina-crack importante, e richiedono forme di protezione a monte che riducano al disponibilità di queste micidiali sostanze.
Secondo, prevenzione stabile ed organica: in qualsiasi modo si contrasti la diffusione delle sostanze e dei comportamenti di dipendenza, la prevenzione rimane la scelta di elezione. Se vogliamo modificare i presupposti alle dipendenze dobbiamo lavorare in modo convinto sulla prevenzione e la promozione di stili di vita capaci di affrontare il richiamo della dipendenza, ma tale lavoro deve uscire dalla situazione di precarietà nella quale spesso si trova, in spesso legato a progetti temporanei e non a risorse stabili e certe nel tempo. Questo non permette lo sviluppo di competenze e programmi di incidere proficuamente sul tessuto sociale.
Terzo, aumentare le porte di accesso ai servizi per le dipendenze. E’ ancora troppo lungo il periodo che intercorre tra l’inizio di comportamenti di dipendenza e l’inizio di scelte di recupero (si stima che passino ancora 8-10anni). Dobbiamo trovare nuove strategie che ci consentono di intercettare queste situazioni per offrire loro valide risposte di riscatto.
Per fare tutto ciò serve che la Conferenza promuova iniziativa di legge che riveda e sistematizzi aggiornandolo alle esigenze di oggi, il sistema di cura delle dipendenze. Il nostro sistema ha trovato una sua sistematizzazione negli anni 90 durante l’emergenza eroina, serve un aggiornamento per liberare le risorse e sciogliere i legami che impediscono di agire in modo efficace nel nuovo mondo delle dipendenze.

