Per un cristiano, e a maggior ragione per il Papa, è nel cuore dell’uomo che nascono la pace o la guerra, ed è a questo uomo, il quale deve scegliere tra il bene e il male, che la Chiesa ha il dovere di rivolgersi. Essa lo accompagna sul cammino della vita indicandogli la giusta direzione. Essa interpella la sua libertà e la sua responsabilità. È a questa profondità che si costruisce la pace, e ovviamente lì si inserisce, per noi credenti, la preghiera.
Le attuali iniziative per la pace nel mondo di Leone XIV, pastore e missionario, si collocano nel solco di una valutazione sempre più critica della guerra quale strumento di soluzione delle controversie tra gli Stati che la Chiesa cattolica, principalmente attraverso il magistero pontificio, è venuta maturando lungo il Novecento. Si tratta di una valutazione che ha mutato molto l’atteggiamento della stessa Chiesa verso la guerra nei secoli passati e che si è espressa in una molteplicità di interventi diversificati che vogliono invitare a tutti gli uomini di buona volontà ad un ripensamento sulla base dell’ispirazione cristiana ma anche della ragione umana.
La Chiesa ha cercato di sviluppare un complesso e articolato discorso sulla guerra e sulla pace, che si rivolge ai credenti ma anche ai non credenti; un discorso che appare sempre più come componente importante dell’annuncio cristiano e, nello stesso tempo, si fa voce di un desiderio di pace comune a tutta l’umanità; un discorso che interpreta l’umanesimo della tradizione di radice cristiana dell’Occidente ma che intende avere anche un’apertura a tutte le culture, una dimensione universale; un discorso che è fatto di appelli ai capi delle nazioni perché risolvano le crisi internazionali senza il ricorso alle armi ma anche di inviti a tutti gli uomini di buona volontà perché si affermi stabilmente una cultura della pace.
Il tema della pace, drammaticamente attuale per le guerre in Medio Oriente, in Ucraina e in decine di altri focolai nel mondo, spesso non dichiarate e anche poco messe in evidenza dai mass media, è un tema centrale per l’umanità ed anche per la Chiesa. Ripercorrendo l’insieme di questi interventi dei papi del Novecento sulla guerra e sulla pace, si ha l’impressione che la Chiesa cattolica abbia individuato nel secolo appena trascorso nella ricerca e promozione della pace una dimensione nuova ed importante dell’esercizio della sua missione evangelizzatrice. La ricerca della pace è venuta apparendo sempre più come un aspetto essenziale del dialogo della Chiesa con gli uomini del nostro tempo, un importante banco di prova della testimonianza di carità che la Chiesa ha da dare al mondo, un contenuto non secondario dello stesso annunzio cristiano.
Si può dire oggi che c’è nella Chiesa una diffusa coscienza che la guerra è un male che bisogna cercare di evitare in tutti i modi e che non la si può considerare affatto come qualcosa di inevitabile e di normale nel rapporto tra gli Stati e i popoli. Sempre più chiaro è apparso anche il nesso tra guerra e povertà e, al contrario, tra pace e progresso. È il significato del solenne binomio: giustizia e pace. Accettare l’esistenza oggi, nel mondo, di vaste aree di povertà endemica, significa rassegnarsi all’idea dello scoppio più o meno immediato della guerra, anche se vero che le guerre possono nascere anche dalla ricchezza, possono essere prodotte dall’esigenza di difendere ed ampliare gli spazi di un potere economico.

