In questa domenica, l’evangelista Matteo, presenta di tre parabole corrispondenti a tre tentazioni possibili nella comunità:
I tentazione: essere una comunità di eletti
Il protagonista principale è un “uomo” che semina del buon seme. Secondo le consuetudini dell’epoca la semina era di solito effettuata dal padrone di casa. Quest’uomo ha un antagonista, che non è un nemico, ma è il nemico perchè agisce di notte per non essere riconosciuto né scoperto: sa che la sua azione non potrà essere scoperta, se non quando il danno è già fatto. La zizzania è una pianta graminacea che fino al suo sviluppo non è facile distinguere dal frumento. Ha grani nerastri e tossici che danno un effetto narcotizzante. L’apparente somiglianza con grano inganna.
La zizzania non è un male pre-esistente, ma successivo alla semina: l’evangelista avverte delle possibili deviazioni all’interno della comunità cristiana, come quelle già denunciate, dei “falsi profeti”, che pur presentandosi in veste di pecore sono in realtà dei lupi rapaci. Come la zizzania anche questi si riconoscono “dai loro frutti” (Mt 7,15-16). La zizzania appare quando la spiga produce frutto. Ai servi sembra voler imputare al padrone l’esistenza della zizzania e pongono in dubbio che abbia seminato del buon seme. Questi, però, ha seminato solo buon grano e imputa al suo nemico la causa della cattiva semina perché desidera di rovinare completamente il raccolto. Il padrone vieta chiaramente ai servi di raccoglierla onde evitare che le radici della zizzania si mischino con quelle del frumento e quindi lo sradicamento comporterebbe un danno irrimediabile per il grano.
L’evangelista vuol far comprendere che la loro azione è più pericolosa della stessa zizzania. L’intenzione dei servi, che potrebbe sembrare anche lodevole, può avere effetti disastrosi; Il momento della verità sarà quello della mietitura e non quello della crescita.
II tentazione: La grandezza
La senape, che in condizione favorevole può raggiungere i tre metri d’altezza, non viene seminata: essa è temuta dai contadini perché è un’erba infestante, non ci si libera facilmente: i suoi microscopici semi, trasportati dal vento, fanno sì che questa pianta cresca dappertutto, non solo per terra, ma anche tra le fessure delle mura delle case danneggiandole. La somiglianza del Regno non va limitata al chicco di senape, ma al suo processo di trasformazione e di crescita. Nel Vangelo, il chicco di senape è la misura della fede sufficiente affinché nulla sia impossibile a chi crede.
III tentazione: Lo scoraggiamento
Dio, che rifiuta ogni potere, è al servizio degli uomini, la sua strada è lunga e ha bisogno di tanta pazienza. Anche per la terza parabola Gesù propone un’immagine paradossale paragonando il Regno dei cieli a un elemento considerato impuro e causa di corruzione come il lievito. Gesù stesso chiama lievito le opere che inquinano la comunità cristiana: “guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei”. La forza del Regno è paragonata a quella del lievito, ma con una differenza: mentre quello dei farisei e sadducei intossica e addormenta, quello del Regno nutre!
Gesù parla in parabole alla folla perché è abituata all’immagine del regno di Israele come predominio e supremazia sugli altri popoli. Non è capace di comprendere un regno aperto anche ai pagani, che non devono venire sottomessi ma serviti. Per questo Gesù, attraverso le parabole, propone dei messaggi che, portando alla riflessione, aiutano a comprendere il vero progetto che Dio ha sull’umanità.

