Un filo rosso unisce Leone XIV al fondatore dell’ordine religioso di cui hai fatto parte fino all’elezione al Soglio di Pietro. Robert Francis Prevost esorta a riscoprire la sete di Dio, quella che spesso si cerca di “soddisfare con altre cose” ma che non si placa se non si apre la propria vita ad un incontro con Cristo. E’ questo, secondo papa Leone, il messaggio che il dottore della Chiesa offre alla società di oggi e soprattutto ai giovani. “Le confessioni” di Sant’Agostino, opera scritta tra il 397 e il 400 d.C, sono uno dei massimi capolavori della letteratura cristiana. Di carattere autobiografico, “Le Confessioni” si suddividono in tredici libri nei quali Agostino confessa i propri peccati e rende grazie a Dio per averlo liberato dal male. Il Pontefice agostiniano ritiene che la necessità dell’essere umano di cercare Dio, di trovare la vera fonte della vita, dell’amore, nasca “nei nostri cuori”. Un’esigenza che “grida come una voce dal silenzio dentro ognuno di noi“. E ci fa sentire che “con Dio possiamo trovare il senso della vita”. Perché “senza Dio ci manca sempre qualcosa, manca la ‘luce’, manca una direzione nella nostra vita”.

Il vescovo di Ippona descrive gli eventi principali della propria esistenza, analizzando così i passi che lo hanno portato a diventare un vero cristiano. I primi nove libri sono totalmente inerenti ad esperienze di vita, mentre gli ultimi quattro riguardano principalmente diverse concezioni filosofiche come: l’essenza del tempo e l’origine dell’uomo. In tutto il mondo religiosi e religiose seguono la regola di Sant’Agostino. Robert Francis Prevost, quindi, evidenzia l’importanza dell’incontro con Dio che si vive quando ci si riunisce come comunità. Come emerge negli Atti degli Apostoli, nelle pagine che descrivono la vita delle prime comunità cristiane, che ascoltavano l’insegnamento degli apostoli, vivevano la comunione spezzando il pane e pregavano insieme. Proprio la preghiera, sottolinea Leone XIV sulle orme di Agostino, è un elemento “tanto essenziale nella nostra vita”. Dunque occorre pregare, entrare in una relazione con il Signore, non solo per chiedere ciò che il proprio cuore desidera, “ma soprattutto per vivere nell’Amore di Dio”.

In famiglia, in comunità, in parrocchia, la preghiera, l’ascolto della Parola, il dialogo sulla fede, possono aiutare a riscoprire l’inquietudine e a entrare in un rapporto più profondo di amore con Dio. Leone XIV richiama costantemente l’attenzione sulla preghiera che rivolge a Dio Santa Monica, madre di Sant’Agostino. E’ l’attualità della inquietudini che il grande Padre della Chiesa suscita nell’uomo di oggi e che vanno mantenute vive. E cioè l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore. Eccolo il desiderio che nasce nei nostri cuori, e che cerca una risposta, una relazione, che cerca l’amore autentico. L’inquietudine del cuore porta Agostino all’incontro personale con Cristo. Lo porta a capire che quel Dio che cercava lontano da sé. Per Sant’Agostino furono di vitale importanza il viaggio a Milano e l’incontro con Ambrogio che lo guiderà alla conversione cristiana. Negli ultimi libri delle “Confessioni” Sant’Agostino approfondisce il tema della Creazione analizzando i primi due versetti della Genesi. 
E’ il Dio vicino ad ogni essere umano, il Dio vicino al nostro cuore, più intimo a noi di noi stessi. Nella scoperta e nell’incontro con Dio, Agostino non si ferma, non si adagia, non si chiude in sé stesso come chi è già arrivato, ma continua il cammino”. Con Dio c’è un continuo dialogo, attraverso il quale Agostino racconta come sia giunto alla fede e percorrendo quali strade sia arrivato alla verità. Il racconto parte dall’infanzia, dai primi peccati commessi che egli vede anche negli altri bambini. Perché l’inquietudine della ricerca della verità, della ricerca di Dio, diventa l’inquietudine di conoscerlo sempre di più e di uscire da sé stesso per farlo conoscere agli altri. Per questo Robert Francis Prevost invita a pregare Sant’Agostino perché possa essere riscoperta questa inquietudine e perché ogni uomo possa avere il desiderio dell’amore di Dio. Sin da piccolo sant’Agostino è sempre stato attirato dalla dicotomia bene-male, arrivando a provare ogni dissolutezza per poi abbracciare il manicheismo, inizialmente unica sua vera fede.

