L’8 settembre si celebra la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione. A sessant’anni dall’istituzione di questa giornata, i dati UNESCO parlano di almeno 739 milioni di persone che nel 2024 non sapevano leggere e scrivere. Un problema che riguarda adulti e bambini. E soprattutto bambine. Eppure, l’articolo 28 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ribadisce il diritto di ogni bambino all’educazione e obbliga gli Stati a rendere l’istruzione obbligatoria e gratuita. Non è un caso se l’educazione è stata inserita anche tra gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: l’Obiettivo 4, in particolare, prevede un’istruzione di qualità, inclusiva ed equa e opportunità di apprendimento permanente per tutti. Secondo il sotto-obiettivo 4.6 poi entro il 2030 tutti i giovani e una quota rilevante degli adulti dovrebbero raggiungere livelli adeguati di alfabetizzazione e di competenza matematica.
Ma saper leggere non significa soltanto riuscire a riconoscere le lettere su una pagina. Significa molto di più: poter leggere le indicazioni di un farmaco, seguire le istruzioni di un ufficio pubblico, avere accesso alle informazioni e conoscere i propri diritti. Significa poter partecipare alla vita della propria comunità e, in una certa misura, poter scegliere.
Invece, ancora oggi, nel 2026, i numeri dicono che la strada per raggiungere questi obiettivi è ancora lunga. Tra il 2015 e il 2024, il tasso globale di alfabetizzazione degli adulti è cresciuto (dall’86% all’88% per gli adulti e dal 91% al 93% per i giovani tra i 15 e i 24 anni). Ma dietro queste percentuali si nascondono differenze enormi, sia a livello geografico che sociale. In alcune regioni del mondo il tasso di alfabetizzazione degli adulti rimane inferiore al 70%. E non mancano i paradossi. In Africa subsahariana, ad esempio, dal 2015 il tasso di alfabetizzazione è cresciuto dal 65% al 69%, ma il numero assoluto degli adulti analfabeti è aumentato, passando da circa 196 a 225 milioni. La realtà è che i progressi nell’alfabetizzazione non sono stati sufficienti a compensare la crescita della popolazione.
Il problema dell’analfabetismo non riguarda esclusivamente i Paesi più poveri. L’esclusione educativa può assumere forme diverse e colpire anche Paesi sviluppati. Diverse le cause: povertà, carenza dei servizi, conflitti, discriminazione, disabilità, emergenze climatiche, fenomeni migratori e altro (ad esempio, tra gli adulti che non possiedono competenze alfabetiche di base, circa due terzi sono donne).
In molte parti del mondo l’accesso delle bambine e delle ragazze all’istruzione è ancora ostacolato dalla povertà, dalla distanza dalle scuole, dalle responsabilità familiari, dai matrimoni precoci, dalle discriminazioni e da norme assurde. A questo si aggiunge che, a volte, andare a scuola non sempre significa imparare: la scuola non basta se bambini e ragazzi ne escono senza possedere le competenze fondamentali.
Per la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione 2026, UNESCO ha scelto il tema “Literacy for people, the planet and prosperity”, “alfabetizzazione per le persone, per il pianeta e per la prosperità”. L’alfabetizzazione non riguarda soltanto la capacità individuale di leggere e scrivere. Riguarda la possibilità delle persone di costruire un futuro più sostenibile, di partecipare alla vita economica e sociale, di comprendere le trasformazioni che attraversano il pianeta.
Nel XXI secolo, saper leggere e scrivere potrebbe non essere più sufficiente. In un mondo nel quale una parte crescente delle relazioni, del lavoro, dell’informazione e dei servizi passa attraverso uno schermo, non basta saper leggere un testo: servono competenze diverse. Comprendere un’informazione e valutarne l’attendibilità, saper utilizzare una piattaforma digitale, non basta leggere una notizia: bisogna essere in grado di capire se è attendibile.
L’alfabetizzazione non può essere considerata una fase che si conclude con la scuola dell’obbligo. È parte di un apprendimento permanente. Nel 2026 l’UNESCO Institute for Lifelong Learning ha promosso iniziative per rafforzare le competenze digitali degli educatori impegnati nei programmi di alfabetizzazione. La trasformazione digitale può ridurre le disuguaglianze, ma può anche ampliarle. Chi possiede solide competenze di base può utilizzare la tecnologia per imparare, lavorare, informarsi e partecipare. Chi ne è privo rischia invece di essere escluso due volte: prima dal sapere tradizionale e poi da quello digitale.
Questo scenario vede come beneficiari non solo i bambini ma anche gli adulti: chi non ha avuto la possibilità di imparare da piccolo deve poterlo fare da grande. Questo significa rendere accessibili percorsi flessibili, gratuiti e sostenibili, adeguati alle diverse età e condizioni di vita. Per questo l’UNESCO sostiene la Global Alliance for Literacy, che riunisce 31 Paesi impegnati a migliorare l’alfabetizzazione dei giovani e degli adulti e a rafforzare politiche, programmi e cooperazione internazionale.
A sessant’anni dalla prima Giornata internazionale dell’alfabetizzazione è giunto il momento di far sì che il luogo in cui una persona nasce, la sua condizione economica o il suo sesso non possano privarla del diritto all’educazione. L’alfabetizzazione non è un privilegio concesso a chi ha avuto fortuna, ma un diritto. E un diritto, per essere davvero tale, deve essere accessibile a tutti.

