La vocazione global del Papa agostiniano

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Leone XIV a Luanda Immagine tratta da Vatican News

Nel viaggio in Africa è emersa in tutta chiarezza la geopolitica della misericordia del Papa missionario. Leone XIV non si rassegna all’indifferenza e all’impotenza di fronte alle ingiustizie e alla guerra. “Sono state giornate intense, cariche di gioia, fede ed entusiasmo per tutti noi – racconta all’agenzia missionaria vaticana Fides suor Idalina Mareco delle Figlie di Maria Ausiliatrice-. Un segno di prossimità di Dio verso il nostro popolo angolano afflitto da ferite, fame, ingiustizie, divario sociale, disoccupazione”. Robert Francis Prevost, infatti, conosce il grido di dolore del popolo africano ma ne riconosce anche le ricchezze umane e le risorse”. In tutti i suoi messaggi della visita apostolica in quattro paesi dell’Africa ha richiamato queste risorse. Ha incoraggiato alla speranza, alla pace e alla riconciliazione”. Osserva suor Mareco impegnata nella provincia di Luanda: “Avevamo tutti bisogno di questi momenti che ci hanno resi più fratelli, uniti in comunione attorno al Vicario di Cristo”.

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La visita di Papa Leone all’ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie” a Malabo. Foto © Vatican News

“Insieme potete fare dell’Angola un progetto di speranza – ha detto Robert Francis Prevost-. La Chiesa cattolica desidera essere lievito nella pasta e promuovere la crescita di un giusto modello di convivenza. Libero dalle schiavitù imposte dalle élite ricche e dalle false gioie. Solo insieme possiamo moltiplicare i talenti di questo meraviglioso popolo. Anche nelle periferie urbane e nelle regioni rurali più remote, dove la vita pulsa e si prepara il loro futuro” . Accogliere il Papa in Africa, secondo la suora salesiana Laurinda Kinha, significa tempo di grazia. “Il popolo angolano ha vissuto diverse situazioni in questi ultimi tempi. E la visita del Pontefice ha portato con sé una profonda e vera consolazione e, come Chiesa, segna concretamente l’unicità professata– osserva la salesiana-. Il pastore visita il gregge e questo pensiero porta anche un certo privilegio sapendo che sono le prime visite apostoliche proprio all’inizio del suo pontificato.

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Immagine creata con ChatGtp

“Come nei primi secoli della Chiesa, l’Africa è chiamata a dare oggi un apporto decisivo alla santità e al carattere missionario del popolo cristiano”, ha detto Leone XIV alla moltitudine raccolta nello stadio di Malabo, e idealmente a tutto il continente. Robert Francis Prevost ha offerto indicazioni preziose su come avvicinarsi alla lettura delle Sacre Scritture. “Tutti i testi biblici” ha ricordato il Papa “rivelano nella fede il loro senso vero, perché nella fede sono stati scritti e trasmessi fino a noi”. Perciò “la loro lettura è un atto sempre personale e sempre ecclesiale, non un esercizio solitario o meramente tecnico. Insieme leggiamo la Scrittura come bene comune della Chiesa, avendo per guida lo Spirito Santo, che ha ispirato a comporla, e la Tradizione apostolica, che l’ha custodita e diffusa su tutta la terra”. Il Pontefice ha richiamato l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di Francesco. La gioia del Vangelo “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. Quindi “leggendo insieme il Vangelo” il Papa esorta ad essere “appassionati annunciatori, come fu il diacono Filippo”. Quindi “celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti”.

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