Oggi papa Leone XIV compie 70 anni e per l’occasione viene diffusa l’intervista a Elise Ann Allen. Il colloquio è tratto dal libro, edito da Penguin Random House Perù, ed esce su Crux, il giornale per cui lavora la vaticanista, nel giorno del compleanno del Pontefice. Al percorso di conoscenza di una figura complessa e ricca di esperienze come Robert Francis Prevost offre un utile contributo anche “León de Perú”, il documentario dei media vaticani sugli anni di missione del religioso agostiniano eletto al Soglio di Pietro lo scorso 8 maggio. Un itinerario tra Chiclayo, Chulucanas, Callao, Lima, Trujillo, per scoprire la figura del Pontefice agostiniano attraverso le voci e le testimonianze di chi lo ha conosciuto, chi ha collaborato con lui o ha ricevuto il suo aiuto come missionario e pastore.

Papa tra nord e sud
Il profilo di Leone XIV è quello di una personalità-cerniera tra nord e sud del mondo come lo è stato Giovanni Paolo II tra est e ovest durante e dopo la guerra fredda. Missionario, parroco, professore, formatore, vescovo, amico. È un viaggio in Perù sulle orme di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, quello che i media vaticani presentano in León de Perú, documentario che ricostruisce gli anni trascorsi nel Paese latino-americano. Realizzata dai giornalisti Salvatore Cernuzio, Felipe Herrera-Espaliat e Jaime Vizcaíno Haro, l’opera si snoda tra Chulucanas, Trujillo, Lima, Callao, Chiclayo, toccando piccole e grandi città, villaggi, distretti, sobborghi, parrocchie, scuole, case religiose. In questi luoghi l’allora padre e poi monsignor Prevost ha celebrato, predicato, insegnato, formato religiosi, incontrato giovani, festeggiato compleanni, praticato una carità viva in mezzo a tragedie come le inondazioni di El Niño e la pandemia di coronavirus.

Intervento tempestivo
Quella realizzata dai media vaticani diretti da Andrea Tornielli è un’opera pastorale e sociale di cui offrono uno scorcio le tante storie di persone che hanno collaborato con il futuro Pontefice e che da lui hanno ricevuto ascolto, sostegno, aiuto. Testimonianze di vescovi, come gli attuali pastori di Callao e Chulucanas, dei confratelli agostiniani o di parroci, come il giovane don Cristophe Ntaganzwa, nel poverissimo distretto di Pachacútec, colpito violentemente dal Covid-19. In questo territorio l’allora amministratore apostolico aiutò la gente senza lavoro e ridotta alla fame con l’invio di cibo e medicine. Un intervento tempestivo come quello che da vescovo di Chiclayo, monsignor Prevost prestò alla popolazione a cui le inondazioni avevano portato via tutto, gettandosi con coraggio – come racconta Rocío, tra le sopravvissute – nelle strade allagate. E ancora, sempre a Chiclayo, la testimonianza di Janina Sesa, ex direttrice della Caritas, sulla campagna per garantire ossigeno a quanti erano in emergenza, o Berta, cuoca in uno dei comedores, le mense istituite a Trujillo da “el padre Roberto” per sfamare le famiglie delle periferie.

Testimoni
A ciò si uniscono racconti più intimi: ad esempio, quello di Sylvia, salvata dalle suore dal mondo della prostituzione che con il suo coraggio ispirò Prevost ad istituire una Commissione anti-tratta umana, o quello di Hector e la figlia Mildred, della quale l’attuale Pontefice è padrino di Battesimo. Ognuno di questi testimoni condivide come ha vissuto la sera dell’Habemus Papam l’8 maggio e invia al Papa un suo messaggio personale. León de Perú attraverso la diffusione sui canali ufficiali dei media vaticani costituisce un importante tassello alla comprensione dell’uomo chiamato a guidare la Chiesa universale nell’epoca drammatica della “terza guerra mondiale a pezzi”.

