La terra, metafora dell'uomo

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Laudato si”, Signore mio  per papa Francesco, il suo carattere, la sua fede, la sua storia.  “Laudato si”, Signore mio, per questa importante  enciclica che ha regalato alla Chiesa e al mondo. “Laudato si”, Signore mio  per tutti quelli che, con umiltà, convinzione  e buona volontà,  accoglieranno le sue parole e si metteranno al lavoro per tentare di sanare le stupide e criminali ferite inferte al creato, alle creature e al Creatore. Che cercheranno di mettere in pratica questa altissima lezione perché nessuno più abbia a soffrire e a morire per l'egoismo altrui. 

Nessun uomo ha il diritto di fare male a un altro uomo. Mai e per nessuna ragione. Al contrario, ogni uomo deve farsi carico del peso che angustia la vita di suo fratello. La terra non è nostra proprietà privata. Oggi che ricorre la Giornata Mondiale del Suolo ricordiamo che la terra ci è stata data in prestito perché potessimo vivere ed essere felici. Perché potessimo esprimere al meglio le capacità, i carismi, i talenti ricevuti in dono. La terra è come un figlio che ci viene affidato e che abbiamo il dovere di alimentare, accudire e custodire. Chi verrà dopo di noi ha lo stesso diritto di vivere come le generazioni che lo hanno preceduto. 

Il problema ambientale affonda le radici in un malessere dell’ uomo che va cercato molto più lontano. “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e l'altra sociale – ha detto il Papa – bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale“. Questo nesso di causalità è sotto gli occhi di tutti, anche se non tutti hanno il coraggio di ammetterlo. Il Papa parla di un “ecologismo integrale”. L'uomo, cioè, va guardato, pensato, amato nella sua interezza. Noi non abbiamo un corpo, noi siamo il corpo che ci mette in relazione con il mondo esterno. Attraverso i sensi il mondo entra dentro di me e io posso esprimere il meglio di me stesso al mondo. Alberi, acqua, aria, frutta, ortaggi non servono solo per mantenerci in vita, non hanno solo un mero valore economico.

La poesia non è meno importante della scienza; la musica della medicina; il gioco degli affari. Il bisogno di amare ed essere amato parrebbe, a prima vista, non essere strettamente indispensabile come il  mangiare e bere, eppure senza amore la vita si fa atroce. Soli si muore. “Non è bene che l'uomo sia solo”. Umanesimo integrale. Dobbiamo imparare a pensare in grande, che potrebbe significare pensare nella verità. Papa Francesco ci ricorda le parole del suo immediato predecessore: “Esiste una ecologia dell'uomo … Anche l'uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere”. Se mi percepisco come un dono, sento che solo donandomi realizzo la mia piena vocazione.

Allora il mondo diventa casa comune. Casa mia e di tutti. Di chi vive oggi e di chi verrà domani. Allora tenterò di sviluppare uno stile di vita teso a salvaguardare il creato e le creature. Allora mi convinco che ogni cosa che prendo per me e non mi appartiene la sto rubando a qualcun altro anche se non lo conosco; anche se non ancora non è nato. Francesco si sofferma sul rapporto malato che si è instaurato tra paesi poveri e paesi ricchi. Dice a chiare lettere che la politica non deve sottostare ai potentati economici. Che, al contrario, deve essere capace di sviluppare una filosofia di lungo respiro. Occorre rivedere presto e con chiarezza il rapporto tra industria e agricoltura. Tra città opulenti e periferie. Il Papa passa con estrema semplicità da ciò che potrebbe andare al di là delle responsabilità del singolo, come la critica severa che fa al “salvataggio a ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione”, ai consigli che sa dare a chiunque, a cominciare dai piccoli, perché tutti siamo responsabili della casa comune. Ed eccolo allora esortare credenti e non credenti a partecipare attivamente alle decisioni che i vari governi vanno prendendo, perché “se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale, municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali”.

Nessuno può dire: queste cose non riguardano me. Siamo tutti responsabili della casa comune. E si capisce bene il perchè. Francesco scende nei particolari  e ci esorta a non cucinare più di quanto strettamente necessario; non consumare acqua inutilmente; fare attenzione a spegnere le luci. È proprio vero: quando il cuore trabocca di amore sa andare alla radice di ogni problema. E questa enciclica ce lo fa toccare con mano. Vogliamo far  tesoro delle parole del Papa. Vogliamo cominciare da noi, dalle piccole cose di ogni giorno. Vogliamo imparare a rendere grazie a Dio, come ci ha ricordato, per tutti i doni che ha voluto farci. Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente abbiamo l'obbligo di dare. Un cuore grato e riconoscente è un cuore che non potrà fare mai  paura. E questo cuore chiederemo nella preghiera al Signore del creato e della storia.  L'enciclica si chiude con un inno alla speranza. Papa Francesco, nonostante tutto, continua ad avere fiducia nell'essere umano. Fiducia che ci chiede di condividere: “Eppure non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all'estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi… Sono capaci di guardare a se stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e intraprendere nuove strade verso la libertà”.

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