La sacralità della vita e il diritto alla salute per tutti

Scultura. Foto di falco da Pixabay

“La causa principale della guarigione è l’amore”, insegna il medico e filosofo rinascimentale Paracelso. L’esortazione apostolica “Dilexi te” non solo ha fatto riferimento alla cura dei malati come a una “parte importante” della missione della Chiesa, ma come a un’autentica “azione ecclesiale”. L’obiettivo della 34° Giornata mondiale del malato, quindi, è quello di accompagnare, sostenere e sensibilizzare le comunità sul valore della cura e della vicinanza ai sofferenti. Ogni anno l’11 febbraio la celebrazione coincide con la memoria della Vergine di Lourdes e focalizza le sfide ai servizi sanitari sotto forma di contrasto alle fragilità, solitudini e disuguaglianze.

Nel suo messaggio per la Giornata del malato 2026 il Papa evidenzia come la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implichi il donare sé stessi. Ciò significa “andare oltre il soddisfacimento dei bisogni” per arrivare a far sì che “la nostra persona sia parte del dono”. Una dimensione individuale e collettiva che intreccia l’esperienza di tutti e di ciascuno. Anche nei lunghi mesi di sofferenza vissuti accanto a mia madre, non è mai venuta meno in me la convinzione della sacralità della vita e la persuasione che l’esistenza non sia un bene nella nostra disponibilità.

“Tutelare il diritto alla salute sin dalla nascita è condizione imprescindibile per garantire un futuro a tutti i cittadini, riconoscendo che il benessere di ogni individuo contribuisce alla vitalità della comunità”, ricorda il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Fino all’ultimo istante che restiamo su questa terra il dono divino che ci è stato fatto è superiore ai costi umani legati alla condizione di fragilità e di esposizione al dolore che la malattia comporta. Per questo rivolgo un umile appello a tutti coloro che affiancano e sostengono le situazioni di estrema vulnerabilità affinché mai venga a mancare l’empatia che rende possibile condividere fino all’ultimo respiro la condizione di una vita che si spegne.

Allo stesso modo dobbiamo tutti prendere coscienza di quale gravosa responsabilità ricada sul legislatore in una materia delicata ed eticamente sensibile come il fine vita. Nessuno deve essere abbandonato e se è vero che non tutti possiamo essere guariti, è parimenti inoppugnabile che tutti possiamo e dobbiamo essere curati. Il diritto alla salute è una conquista della civiltà, frutto di decenni di impegno civile e mobilitazione popolare, riforme sociali e progressi scientifici. Compassione ed etica della cura sono il necessario fondamento della sanità pubblica. Giustizia, equità ed umanizzazione nei servizi sanitari complessi, come richiamato dal Vicariato di Roma, incrociano eccellenza clinica e responsabilità comunitaria.

A fondamento dell’enciclica Fratelli tutti ci sono appunto la compassione e la misericordia verso il bisognoso che non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano “nella relazione con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e con Dio che ci dona il suo amore”. Lo stesso Sant’Agostino non chiede chi sia il nostro prossimo ma a chi dobbiamo farci prossimo. “L’amore non è passivo, va incontro all’altro – osserva Leone XIV- . Essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale ma dalla decisione di amare. La carità si nutre dell’incontro e porta a chinarsi sul fratello ferito. La compassione è il tratto distintivo dell’amore attivo. Non è teorica né sentimentale, si traduce in gesti concreti”.

Allo stesso modo nella parabola evangelica, il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Il significato è universale e senza tempo: non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri. Per questo il Magistero pontificio invita a donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti. Il Servo di Dio don Oreste Benzi ha dedicato la sua vita agli “ultimi”, ossia a malati, disabili e persone sofferenti, riconoscendo in loro il volto di Cristo. La sua lezione risuona quanto mai attuale. “La persona è preziosa in se stessa, indipendentemente dalla sua salute- testimonia il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII-. Nessuno va abbondato, tutti meritano di essere accuditi. La vita è sempre degna di essere vissuta e amata”.

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don Aldo Buonaiuto
don Aldo Buonaiuto
Fondatore e direttore editoriale di In Terris, è un sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII. Da anni è impegnato nella lotta contro la prostituzione schiavizzata

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