La risposta educativa di Leone XIV

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Leone XIV basa il valore dell’educazione su una visione antropologica integrale che rifiuta l’approccio puramente mercantilistico e funzionale. L’educazione non è un semplice addestramento, ma un atto di speranza, il cui valore si misura in dignità, giustizia e capacità di servire il bene comune. Solo il riconoscimento del primato del bene comune aiuterà i cittadini e la politica a non cedere alla corruzione, agli interessi particolaristici. Gli Stati, i cittadini e gli uomini politici sono aperti alla protezione dell’ambiente, bene collettivo, quando sono contemporaneamente aperti al bene di tutti. Solo se il bene comune viene posto al centro dell’azione politica e delle società civili, si può superare il dramma di un agire istituzionale focalizzato sui risultati immediati; schiavo di un’economia a sua volta succube del capitalismo finanziario; ostaggio di interessi elettorali o di gruppi criminali organizzati, forniti di ingenti mezzi finanziari e di collusive protezioni.

I luoghi educativi sono vari: la comunità cristiana, la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi, oltre naturalmente ai Seminari, alle Case religiose, alle Università. È in essi, soprattutto, che si deve puntare alla formazione della coscienza sociale, ad un’austerità responsabile, ad una contemplazione del mondo colma di riconoscenza, alla cura per la fragilità dei poveri e dell’ambiente. Quando non si è in grado di ammirare e di apprezzare il bello, ogni cosa si trasforma automaticamente in un oggetto da usare o da abusare senza scrupoli. L’educazione ecologica ha il suo fulcro in quella spiritualità ecologica di cui si è già parlato e che trae le sue energie dalle convinzioni della nostra fede. In vista di un’ecologia integrale, la grande ricchezza della spiritualità cristiana può offrire un magnifico contributo. Dando motivazioni, che derivano dall’esperienza di una vita radicata in Cristo: non bastano le idee, occorre possedere una vera e propria passione per la cura del mondo, riconoscendo nelle varie creature il gesto di tenerezza di Dio creatore.

Sollecitando ad una conversione ecologica personale, a partire dalla considerazione della nostra vocazione ecologica in Cristo e della destinazione universale del creato. Si tratta, in particolare, di comprendere in che modo si offende la creazione di Dio con le nostre azioni o con la nostra inettitudine. Nessuno educa da solo. C’è bisogno di un “noi” educativo (docenti, famiglie, società) e di un dialogo costante che, sulla scia del Patto Educativo Globale lanciato da Francesco e proseguito da Leone XIV, promuova anche l’inclusione di chi vive ai margini.

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