La riconciliazione è il metodo di Dio

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Senza riconciliazione il mondo scivola verso la barbarie. La Chiesa, perciò, è lievito di pace e, come diceva Benedetto XVI, “non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione“. Anzi, le strutture della Chiesa servono proprio alla realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo”. Infatti, concorda Leone XIV, “non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia”. In questo consiste la santità della Chiesa. Nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri. Contemplando “questo perenne miracolo che avviene in lei, comprendiamo il ‘metodo di Dio‘: Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire”. Per questo Papa Francesco, nella “Evangelii gaudium“, esortava tutti a imparare “a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”. Afferma Leone XIV: “Questo ci rende capaci ancora oggi di edificare la Chiesa. Non soltanto organizzando le sue forme visibili, ma costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, attraverso la comunione e la carità tra di noi”.

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Foto © VaticanMedia

In assenza di fraternità l’umanità rischia di precipitare rapidamente verso l’irrazionalità di rapporti tra popoli basati non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, bensì sulla paura e sul dominio della violenza.  Il dialogo è il metodo di Dio: la testimonianza di Leone XIV. La carità, infatti, genera costantemente la presenza del Risorto. “Voglia il cielo – affermava Sant’Agostino – che tutti pongano mente solo alla carità. Essa solo, infatti, vince tutte le cose, e senza di essa tutte le cose non valgono niente; ovunque essa si trovi, tutto attira a sé“. Leone XIV uscendo da Castel Gandolfo, parlando con i giornalisti, sulla situazione mediorientale ha detto: “Pregate per la pace, lavorare per la pace, meno odio. E’ sempre aumentato l’odio nel mondo e cercare veramente di promuovere dialogo, a cercare soluzioni diciamo senza le armi per risolvere i problemi“. Leone XIV ha subito fatto sentire la sua voce sull’escalation bellica in Medioriente. Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran ha detto visitando la parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo a Roma: “Sono molto preoccupato per quello che succede nel mondo, specialmente ieri e oggi e non sappiamo per quanti giorni. La guerra di nuovo. Noi dobbiamo essere annunciatori di pace. Dobbiamo rifiutare la tentazione del male. La violenza non è mai la scelta giusta”.

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Papa Leone XIV (@ Vatican News)

Nelle catechesi del mercoledì a piazza San Pietro il Papa incentra la sua meditazione sulla costituzione dogmatica Lumen gentium. Leone XIV intende soprattutto rispondere alla domanda su cosa sia la Chiesa. E cioè  un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione. Osserva il Pontefice: “La prima dimensione è subito percepibile, in quanto la Chiesa è una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita“. Eppure, tale aspetto, che si manifesta anche nell’organizzazione istituzionale, non è sufficiente secondo Robert Francis Prevost, a descrivere la vera natura della Chiesa, perché essa possiede anche una “dimensione divina“. Quest’ultima “non consiste in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è generata dal disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo”.

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Leone XIV incontra la Comunità parrocchiale della Parrocchia Regina Pacis di Ostia. Foto Vatican Media

La Chiesa, perciò, è allo stesso tempo “comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo”. La dimensione umana e quella divina, evidenzia Leone XIV, “si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra; così la Chiesa vive in questo paradosso”. E’ “una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio. Per illuminare tale condizione ecclesiale, la Lumen gentium rimanda alla vita di Cristo”. Infatti “chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina, faceva esperienza della sua umanità, dei suoi occhi, delle sue mani, del suono della sua voce. Chi decideva di seguirlo era spinto proprio dall’esperienza del suo sguardo ospitale, dal tocco delle sue mani benedicenti, dalle sue parole di liberazione e di guarigione”. Allo stesso tempo, però, “andando dietro a quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio. La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile”, sottolinea il Pontefice. Quindi “alla luce della realtà di Gesù, possiamo adesso tornare alla Chiesa: quando la guardiamo da vicino, vi scopriamo una dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti“. Tuttavia “proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza”.

 

 

 

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