Nelle commemorazioni per l’anniversario della morte di Alcide De Gasperi, il più grande statista dell’Italia repubblicana, non ci si può limitare al rituale ricordo di un politico esemplare, di un cristiano coerente e di un padre di famiglia integerrimo. La sua eredità torna a vivere oggi, quasi in filigrana, mentre a Washington i leader europei si sono riuniti con il presidente degli Stati Uniti per discutere della guerra in Ucraina e delle sorti della sicurezza internazionale.
Un’immagine che sembra scritta dalla storia stessa: i popoli d’Europa, dopo decenni di esitazioni e ambiguità, costretti ad affrontare insieme il nodo più antico della loro debolezza, quello della difesa comune. De Gasperi, già negli anni Cinquanta, indicò con lucidità una via che il continente esitò ad imboccare: abbattere le barriere doganali per aprire alla cooperazione economica, costruire un’Europa federale e soprattutto dotarsi di un’unica difesa, capace di svuotare il bacino avvelenato dei nazionalismi. Non per aggredire, ma per scoraggiare altri imperialismi. Era un disegno che guardava lontano, figlio della consapevolezza che le dittature nazifasciste avevano trascinato il continente nel baratro proprio alimentando il veleno delle sovranità assolute. Quel progetto fallì allora, ostacolato dal gollismo francese e dalla cecità di élite ancora prigioniere dei confini nazionali. L’Europa si limitò al mercato, rinviando la politica: la più grande occasione mancata del dopoguerra.
Oggi, con la Russia che ripropone l’antico copione dell’espansionismo imperiale, quell’idea appare meno un sogno e più una necessità vitale. Mosca minaccia Kiev e blandisce o destabilizza i Paesi dell’Est, perché teme la nascita di una federazione europea: un’entità democratica e prospera, incompatibile con il suo autoritarismo. L’Ucraina è diventata il bastione avanzato della libertà europea, e la sua resistenza costringe l’Occidente a guardarsi allo specchio, a misurare la propria coerenza tra valori proclamati e scelte effettive. L’incontro di Washington ha rivelato un cambio di tono: l’Europa sembra oggi più consapevole che senza un’unione politica e di difesa resterà irrilevante, ostaggio dei ricatti energetici e delle aggressioni ibride. Persino la Francia, un tempo freno, appare tra le più convinte sostenitrici di una difesa comune. È un segnale che la lezione di quel sant’uomo di De Gasperi, soffocata allora, possa finalmente trovare spazio nella pratica politica. Ma ciò richiede coraggio: rinunciare alle illusioni sovraniste, superare i veti incrociati, abbandonare l’idea di un’Europa confederale e scegliere quella federale. Una federazione europea, forte e coesa, che sappia collaborare con gli Stati Uniti e con le altre democrazie atlantiche, è il vero antidoto contro le derive autoritarie che ancora dominano gran parte del mondo. In tempi tormentati, la filosofia degasperiana non è un esercizio di memoria: è il rifugio più sicuro, la prospettiva più rassicurante per un’Europa che voglia finalmente diventare adulta, libera dai fantasmi del passato e capace di guidare il proprio destino.

