La profezia di don Oreste Benzi

Foto di © Riccardo Ghinelli

E’ la notte di venerdì 2 novembre 2007, la notte a cavallo tra la festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti. Alle tre del mattino squilla il telefono di mons. Francesco Lambiasi, il vescovo di Rimini. «Don Oreste è morto!». Poco dopo nell’umile appartamento di don Benzi, nella canonica della parrocchia della Resurrezione, la chiesa della Grotta Rossa, alla periferia di Rimini, si è già radunato un piccolo gruppo di persone. Don Elio Piccari e don Nevio Faitanini, i suoi storici collaboratori, con cui da giovani sacerdoti aveva iniziato le straordinarie avventure di condivisione di vita con i poveri. Vittorio Tadei, l’imprenditore riminese, fondatore del gruppo Teddy, proprietario dei marchi Terranova, Rinascimento, Calliope e grande amico di don Oreste. E poi un gruppo di giovani con alcuni dei quali aveva cenato la sera prima all’Osteria della Grotta Rossa, tra loro Giampiero, Oscar, Carlo. Nella spoglia cameretta da letto giace don Benzi. Il vescovo si inginocchia ai piedi del letto e inizia a pregare il Rosario ma viene subito fermato da Kristian. «Eccellenza, legga» e gli porge il Pane Quotidiano. Il vescovo, un po’ risentito per essere stato interrotto, prende in mano il libricino.

Si tratta del messalino con i commenti alle letture di don Benzi. Un libretto bimestrale, in formato tascabile in cui don Oreste, con parole semplici, spiegava il Vangelo e la parola di Dio ai suoi piccoli e così li aiutava ad incontrare il Signore. L’idea di un messalino era nata nel 2000, durante un incontro di redazione di Sempre, il giornale della Giovanni XXIII diretto all’epoca dallo stesso don Benzi. Era l’anno del Giubileo e don Oreste voleva lanciare qualcosa di nuovo – «che lasci il segno» – per diffondere l’incontro quotidiano con la Parola di Dio ed un aiuto a tradurla in azioni concrete per costruire un mondo nuovo. Nel 2001 furono realizzati due numeri unici di Pane Quotidiano che suscitarono subito notevole interesse e così nel 2002 il nuovo periodico venne registrato e iniziò a diffondersi sia in libreria che su abbonamento, divenendo nel giro di pochi anni uno dei messalini più diffusi in Italia.

Per comprensibili ragioni di stampa don Oreste scriveva i commenti con mesi di anticipo. Il Vescovo legge la prima lettura tratta dal capitolo 19 del Libro di Giobbe. «Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro». E poi il vescovo inizia a leggere ciò che don Benzi aveva scritto a commento. «Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto». Il silenzio scende nella stanza, gli sguardi si incrociano, le mani tremano. «Questa è profezia!» esclama il vescovo e ricomincia a leggere.

«Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio. “Noi lo vedremo”, come ci dice Paolo, “faccia a faccia, così come Egli è” (1Cor 13,12). E si attuerà quella parola che la sapienza dice al capitolo 3: “Dio ha creato l’uomo immortale, per l’immortalità, secondo la sua natura l’ha creato”. Dentro di noi, quindi, c’è già l’immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura».

Quella mattina, all’alba, migliaia di sms – Whatsapp sarebbe stata creata due anni dopo – vengono ricevuti dai tanti genitori delle case famiglia, operatori delle comunità, semplici amici e devoti. Tutti, dopo aver letto il messaggio, prendono in mano il Pane Quotidiano per trovare conforto nella preghiera aiutati dalle parole di don Oreste. Tutti leggono quelle parole, «nel momento in cui chiuderò gli occhi».

Era la prima volta che don Oreste Benzi parlava della sua morte nel Pane Quotidiano e lo aveva fatto nel giorno della sua morte.

Luca Luccitelli, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi

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