Il Vangelo di questa ventunesima domenica potrebbe venire interpretato come riservato a “pochi eletti”, perché Gesù parla di una “porta stretta”, tanto stretta che sono molto pochi coloro che riescono ad entrarvi. Forse la Salvezza è allora riservata ad alcuni “eletti”, uomini e donne di alte virtù, che ricevono Grazie speciali?
Le parole di Gesù al contrario fanno presente che per tutti c’è una via dei Salvezza, anzi tutti noi possiamo entrare in questa porta stretta, se lo seguiamo. Una porta che si passa soltanto attraverso di Gesù, è Lui che ci ha donato con la sua morte e risurrezione questa possibilità, che è alla portata di ogni uomo che desideri mettere in pratica la Sua Parola.
Questa porta non è “stretta”, dunque, perché riservata “a pochi”, ma perché ci chiama a essere come Cristo, che si è fatto l’ultimo per salvarci: farsi ultimo significa accettare chi siamo, la nostra debolezza e affidarla al Signore: è il desiderio di stare con Cristo, per essere guariti da Lui e così scoprire il Suo Amore, difendere la Sua amicizia, rifiutando le false consolazioni, che ci allontanano da Lui e dai fratelli.
“E poiché a salire si fatica e per scendere non occorre alcuna fatica, il Signore invita ad entrare per la porta stretta, dicendo: Sforzatevi di entrare per la porta stretta. All’invito ad entrare per la porta stretta, ha premesso: Sforzatevi, perché, senza il fervido sforzo dello spirito, non si vince l’onda del mondo che sospinge l’anima sempre in basso”, commenta perciò San Gregorio Magno.
La porta stretta è lo sforzo che mettiamo ogni giorno per difendere lo Spirito di Cristo in noi, per vivere controcorrente, rifiutando “l’onda del mondo” che cerca sempre di trascinare la nostra vita sempre più in basso, lontano da Dio. Ecco che la porta è stretta ma Gesù l’ha aperta, donandoci i Suoi frutti: il perdono, l’umiltà, la misericordia, l’amore per gli altri e i lontani, la sincerità, il non sentirsi migliore di nessuno.

