La “porta” che ci conduce alla pace del cuore

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“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo“, ci dice oggi Gesù nel Vangelo. Ci rendiamo conto quale porta abbiamo passato, quale pastore stiamo seguendo, guardando la nostra vita: perché ci sono tante strade che si possono percorrere per cercare di avere una vita realizzata, ma una sola è quella che ci porta alla Pace del cuore e alla capacità di amare, cioè di essere felici: quella in cui si segue Gesù.

Il perdono e la misericordia sono il segno che stiamo seguendo il buon pastore: sono le opere di Cristo, che il cristiano testimonia al mondo, quel mondo che pensa di aver capito tutto e spesso lo deride. Chi ha incontrato il Signore lo mostra con la sua vita a chi ancora spera nella felicità del momento, a chi è destinato a vedere svanire tutto in poco tempo e a non trovare più senso al vivere.

Ai sacerdoti per primi è affidato il compito di guidare gli uomini a Cristo. Perciò in questa quarta domenica di Pasqua, chiamata del Buon pastore, in molte diocesi i Vescovi ordinano i nuovi sacerdoti con l’augurio che siano immagine di Lui: pastori dal cuore di Cristo.

Abbiamo bisogno di incontrare sulla nostra strada questi pastori, che ci indichino la porta per trovare il Buon Pastore. Proprio il 3 maggio di tanti anni fa anche io ricevetti in San Pietro l’ordinazione presbiterale, da San Giovanni Paolo, GP II come lo chiamavamo affettuosamente noi ragazzi che lo abbiamo seguito per tanti anni nelle meravigliose giornate della Gioventù che lui stesso ideò.

Abbiamo bisogno di pastori come il nostro Papa Santo, che ci ha mostrato la strada di Cristo, senza sconti o scorciatoie ingannevoli, guidandoci con entusiasmo a non avere paura di percorrerla.

Una strada talvolta difficile e ardua, certo: ma sappiamo bene che tutto quello che ha valore nella vita è impegnativo, ci chiede di scegliere e spesso di rinunciare a qualcosa, per ottenere le cose che davvero valgono. Non si scala una montagna senza sudore e fatica, non si prende una laurea senza studiare, rinunciando al divertimento, per applicarsi ore e ore sui libri.

Questo entusiasmo che San Giovanni Paolo II trasmetteva a noi giovani, la gioia dell’annuncio di Cristo, lo vivemmo nella Veglia del Giubileo del 2000 a Tor Vergata quando, malgrado la debolezza per l’avanzare della malattia e per l’età, quella sera il Papa ci trasmise una gioia indimenticabile e ci lasciò queste parole che ci aiutano ancora oggi:

«Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E’ difficile. Non è il caso di nasconderlo. E’ difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: “Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17)…Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione».

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