La Misericordia: un dono per tutti

Foto di D Casp da Pixabay

Per ribadire la centralità della condivisione nel cammino del popolo di Dio, da oggi a domenica si svolge a Roma il Giubileo dei sacerdoti istituiti come “Missionari della Misericordia”. Sono uno di loro e sperimento ogni giorno quanto sia indispensabile l’empatia per immedesimarsi nel prossimo. Quando Jorge Mario Bergoglio ricevette l’ordinazione episcopale scelse come motto “Miserando atque eligendo” (“Guardò con misericordia e scelse”) poi nello stemma inserì il cristogramma IHS.

Eletto al soglio di Pietro, ha inviato in tutto il mondo i missionari della Misericordia con la facoltà di assolvere dai peccati riservati alla Sede Apostolica dimostrandosi “confessori umili e sapienti, capaci di grande perdono verso quanti si accostano al sacramento della riconciliazione”. Abbiamo ricevuto l’incarico di testimoniare la bellezza della misericordia di Dio. Noi missionari della misericordia, inclusi quelli di rito orientale, siamo circa mille e proveniamo da ogni angolo del pianeta. Europa e Americhe ma anche Birmania, Libano, Cina, Corea del Sud, Tanzania, Emirati Arabi, Israele, Burundi, Vietnam, Zimbabwe, Lettonia, Timor Est, Indonesia, Thailandia, Egitto. Il nostro mandato è quello di essere predicatori della condivisione e confessori ricolmi di misericordia, segno della vicinanza e del perdono di Dio per tutti, autorizzati ad assolvere dai peccati che non possono essere assolti nemmeno dai vescovi ma sono riservati alla Sede apostolica.

Sono i cinque peccati per i quali si deve ricorrere direttamente al Papa. Il primo è la profanazione dell’eucaristia, il secondo è l’assoluzione del complice, il terzo l’ordinazione episcopale di un vescovo senza il mandato del Pontefice, il quarto la violazione del sigillo sacramentale (cioè far trapelare quanto ascoltato in confessione), il quinto la violenza fisica contro il Papa. Durante la concelebrazione con Francesco nell’Anno Santo straordinario abbiamo ricevuto l’incarico “Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il suo perdono”.

La misericordia come vocazione divina. “In un mondo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il miglior antidoto”, insegna Jorge Mario Bergoglio. Dal 28 al 30 marzo, dunque, si vivranno tre giorni di pastorale e spiritualità nelle piazze e nelle chiese più iconiche della città eterna. Tra momenti di preghiera e formazione, celebrazioni, “24 ore per il Signore”, pellegrinaggio alla Porta Santa, recita del rosario, concerto sinfonico “Missa Papae Francisci”. Se ciascuno di noi, ogni giorno, fa un’opera di misericordia, “ci sarà una rivoluzione globale”, sostiene Francesco. E questo Giubileo ci ricorda in particolare la misericordia di Dio, grazie alla quale possiamo sperimentare la speranza.

L’esempio papale soprattutto nel momento della prova e della malattia ci spinge a verificare se viviamo o meno noi stessi secondo misericordia. Ci conduce a ripensare a tutto il vivere ecclesiale in modo che divenga uno specchio capace di riflettere l’amore ricevuto. Solo una Chiesa che pone al centro la misericordia, infatti, può essere veramente se stessa. Riscoprendo l’essenzialità dell’amore, possiamo farci veri promotori di unità e pacificatori nella società. La misericordia è punto focale del Magistero e al tempo stesso costituisce il criterio ispiratore della concezione geopolitica che porta a ispirare alla regola suprema della vita cristiana anche il linguaggio della politica e della diplomazia. La misericordia non cancella le esigenze della giustizia, bensì le presuppone e le compie e, qualora una giustizia piena non sia possibile a causa di antiche ingiustizie già avvenute, si apre alla richiesta di perdono, come nei “me culpa” rivolti ai popoli oppressi e alle vittime di aberranti assoggettamenti come la tratta degli esseri umani. Solo così la teologia diventa espressione di una Chiesa che è ospedale da campo, in grado di realizzare la sua missione di salvezza e guarigione nel mondo.

Quindi la misericordia non è solo un atteggiamento pastorale ma è la sostanza stessa del Vangelo di Gesù. Senza la misericordia la teologia, il diritto, la pastorale corrono il rischio di franare nella meschinità burocratica o nell’ideologia. La nozione di misericordia, dunque, fa parte della tradizione cristiana ma il modo di presentarla di Francesco non si capirebbe appieno senza l’apostola della Divina Misericordia, santa Faustina Kowalska secondo cui “prima del giorno della giustizia Dio manderà il giorno della misericordia”. E per Papa Francesco  avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Anzi “chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio”.

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don Aldo Buonaiuto
don Aldo Buonaiuto
Fondatore e direttore editoriale di In Terris, è un sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII. Da anni è impegnato nella lotta contro la prostituzione schiavizzata

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