La luce di Natale nelle tenebre della guerra

Foto creata con Canva

La luce del Natale si specchia negli occhi dei bambini che a casa, a scuola, in parrocchia volgono lo sguardo alla sacra rappresentazione della Natività. Quei piccoli siamo stati anche noi che tra le mura domestiche abbiamo ricevuto il dono della fede e dei valori familiari. Tutti e ciascuno dobbiamo allo spirito natalizio il senso di stupore che pervade per tutta la vita questa giornata speciale rinnovandosi nelle stagioni dell’esistenza che aggiungono esperienze e nuove sfide. Una felicità più forte dell’angoscia per le ombre che l’attualità affastella come relitti di un naufragio individuale e collettivo.

Neppure a Natale, infatti, si ferma la guerra in Ucraina né si interrompe il tragico fragore delle armi nei circa sessanta conflitti in corso nel mondo. Gesù nasce, ricorda papa Leone, “per i piccoli e i grandi, per le famiglie, i giovani e gli anziani, per chi gioisce e per chi soffre, per chi è solo, per chi sente vivo nel cuore il desiderio di amare e di essere amato e per chi, pur con fatica, continua a lavorare con impegno e perseveranza alla costruzione di un mondo migliore”. Da due millenni la luce irradiata dalla Natività di Betlemme conserva “integra la fede, solida la speranza, sincera la carità”, come proclama la costituzione conciliare Lumen gentium. La Chiesa cammina insieme agli uomini del nostro tempo e non li lascia soli soprattutto mentre si celebra la ricorrenza familiare per antonomasia.

Il Magistero pontificio, da Angelo Roncalli a Robert Francis Prevost, attualizza la chiamata a lasciarci interpellare dal Bambino nella mangiatoia e dai bambini che oggi non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma giacciono in quelle che Francesco ha chiamato squallide “mangiatoie di dignità”. E cioè nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti. Un appello a non dimenticare i bambini che non vengono lasciati nascere, quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame, quelli che non tengono in mano giocattoli ma armi. Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio a tutti coloro che lo cercano. Senza la fraternità che Cristo ci ha donato, “i nostri sforzi per un mondo più giusto hanno il fiato corto, e anche i migliori progetti rischiano di diventare strutture senz’anima”, insegnava il Papa arrivato “quasi dalla fine del mondo”.  Si muore ancora di fame e di sete, di malattia e di povertà in questo tempo di abbondanza e di consumismo sfrenato.

La Sacra Famiglia è il modello di un cammino di pace che ponga fine a ogni controversia. “Ti faccio gli auguri di buon Natale perché tu possa rinascere nella vita di Dio che Gesù ci ha portato – diceva don Oreste Benzi, infaticabile apostolo di carità-. Ti faccio gli auguri perché in lui e con lui tu costruisca i cieli nuovi e la terra nuova, perché in lui gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, e posseggano la gioia di Cristo”. Lo spirito natalizio faccia risplendere l’importanza della solidarietà, della partecipazione e della costruzione di una comunità basata su valori condivisi, contrastando il senso di sfiducia e risentimento. Cristo è il Salvatore dell’uomo di ogni epoca e il mio augurio è di essere come i pastori che vedono un neonato avvolto in umili panni e deposto in una mangiatoia. E, grazie alla luce interiore della fede, in quella piccola e fragile creatura riconoscono il Messia annunciato dai profeti.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

don Aldo Buonaiuto
don Aldo Buonaiuto
Fondatore e direttore editoriale di In Terris, è un sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII. Da anni è impegnato nella lotta contro la prostituzione schiavizzata

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: