“So quello che voglio, ho uno scopo, un’opinione, una fede e un amore. Lasciatemi essere me stessa, e sarò contenta. So di essere donna, una donna con una forza interiore e tanto coraggio”, scrive Anna Frank, simbolo della Shoah. Non si può commemorare la Giornata della Donna senza ribadire la dignità femminile oltre l’orrore della guerra, della violenza, delle discriminazioni, delle disparità di genere. La devastazione bellica in Ucraina, Medio Oriente e in decine di conflitti dimenticati nel Sud del mondo richiede urgentemente un argine di civiltà contro la barbarie a partire proprio del ruolo fondamentale della donna.
Le immagini delle studentesse uccise in classe dalle bombe cadute sull’Iran devono suscitare un sussulto di coscienza individuale e collettivo. In più occasioni Leone XIV ha elogiato le donne che operano in zone di conflitto e povertà portando avanti la carità e la giustizia. Ha incontrato donne ucraine in piazza San Pietro per sostenere le loro speranze e ascoltarne le richieste per la liberazione dei prigionieri di guerra. Durante il suo primo viaggio internazionale ha ricevuto messaggi da madri libanesi che soffrono a causa del conflitto cercando speranza e attenzione per la maternità ferita. Il Papa ha sottolineato ovunque come la guerra sia un flagello che colpisce duramente le donne e i minori definendo la pace un “dovere imprescindibile”. L’intero Magistero pontificio si concentra sul ruolo delle donne come portatrici di pace e testimoni della sofferenza provocata dai conflitti armati.
Ora il tempo forte della Quaresima richiama tutti e ciascuno a riconoscere in Maria la rivelazione piena di tutto ciò che è compreso nella parola biblica “donna”. Una rivelazione commisurata al mistero della Redenzione. Già quattro decenni fa la lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla dignità e la vocazione della donna metteva al centro della vita quotidiana l’universo valoriale femminile. “La violazione dell’eguaglianza della donna diminuisce la vera dignità dell’uomo”, ammonisce la “Mulieris dignitatem” facendo riferimento in particolare a “tutte quelle donne che subendo le pressioni di un uomo colpevole ‘si liberano’ del bambino prima della nascita, senza però riuscire a cancellare la disponibilità ad accogliere la vita inscritta nel loro ethos dal principio”. Non c’è futuro senza difesa della dignità femminile.
Ora più che mai le donne sono efficaci testimoni per l’integrazione e la pace. Le più alte istanze civili e religiose, dal Papa al presidente della repubblica Sergio Mattarella, dagli incontri internazionali per il dialogo tra le fedi alle organizzazione mondiali, invocano un’azione educativa, a partire dalle generazioni più giovani. Va promossa fin dall’ingresso nelle classi scolastiche una cultura di effettiva parità sradicando stereotipi, pregiudizi e abitudini consolidate. Tanto più ora che l’umanità corre il pericolo di un conflitto catastrofico su scala universale c’è bisogno di una capillare battaglia di civiltà da condurre con il contributo di tutti, donne e uomini. Così da trasmettere in ogni contesto, pubblico e privato, una cultura del rispetto, trasmettendo sdegno e riprovazione per parole e azioni discriminatorie e violente.
Come ha più volte ribadito il Capo dello Stato le politiche per la parità di genere corrispondono a un diritto sancito dalla Costituzione e non comportano solamente un vantaggio per le donne apportano benefici, ricchezza, frutti positivi per l’intera collettività. Per questo le Nazioni Unite affidano alle donne e alle ragazze la missione di guidare il progresso verso un mondo più giusto e paritario al di là degli ostacoli immensi ancora da affrontare. “Miliardi di donne e ragazze devono combattere emarginazione, ingiustizia e discriminazione mentre la persistente epidemia di violenza contro le donne disonora l’umanità – avverte l’Onu -. Al ritmo attuale l’uguaglianza è lontana circa trecento anni. Dobbiamo fare molto più in fretta”. Occorre investire, infatti, in programmi per porre fine alla violenza contro le donne e per promuovere l’inclusione e la leadership femminile nelle economie, nelle tecnologie digitali, nella costruzione della pace e nell’azione per il clima.
I diritti delle donne sono un percorso comprovato verso società eque, pacifiche e prospere: un bene per tutti noi. “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società”, insegna il premio Nobel Rita Levi Montalcini. E dal Concilio Vaticano II ad oggi ciascun successore di Pietro, con il suo stile personale e con le modalità più consone alla propria personalità, ha reiterato l’accorato appello perché da parte di tutti, e in particolare da parte degli Stati e delle istituzioni internazionali, si faccia quanto è necessario per restituire alle donne il pieno rispetto della loro dignità e del loro ruolo. Manifestando così piena ammirazione per le donne di buona volontà che si sono dedicate a difendere la dignità della condizione femminile attraverso la conquista di fondamentali diritti sociali, economici e politici. “Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente hanno una forza cento volte più grande”, testimonia la scrittrice Oriana Fallaci.

