Dopo la caduta dell’Impero Ottomano nel 1919, l’intera area nota come “Medio Oriente” si frammentò e divenne altamente instabile, con alcuni stati (come la Turchia di Kemal Ataturk) che si consolidarono, ma altri che caddero sotto protettorati inglesi o francesi. Le tensioni erano alimentate anche dagli scontri fra le due versioni ivi esistenti dell’Islam, sunnita e sciita, con quest’ultima in minoranza, presente soprattutto in Iran. Quando, subito dopo la fine della II guerra mondiale, venne riconosciuto agli ebrei dall’ONU, sull’onda dell’orrore della Shoah, il diritto di ricostituire un proprio paese nell’area della Palestina, le tensioni si rivolsero soprattutto a contrastare questa decisione da parte di tutto il mondo islamico, con continue rivolte e guerre.
Ma altri problemi covavano sotto la cenere: ci fu la guerra Iran-Iraq degli anni ’80, il duplice intervento americano in Iraq tra 1991 e 2011, la rivoluzione islamica in Iran del 1979, la guerra civile in Siria 2011-2024, fino ai recenti eventi innescati da Hamas tra 2023 e oggi, che vedono coinvolti, oltre ad Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e soprattutto, l’Iran. In questo paese, gli sciiti hanno costituito un radicato sistema di potere con l’obiettivo non solo di distruggere Israele (un obiettivo ormai invece abbandonato dalle potenze islamiche sunnite locali), ma anche di egemonizzare l’intera area. Da qui la recente reazione militare di Israele e degli Stati Uniti, soprattutto preoccupati dalla possibilità che l’Iran si possa dotare di armi nucleari, ma anche l’intrepida resistenza dell’Iran, un paese grande, con un governo che non teme di uccidere e affamare i propri cittadini pur di realizzare gli obiettivi di cui sopra.
Cosa aspettarsi da questo scontro titanico? L’Iran non ha molti strumenti per tenere sotto scacco il mondo, ma, come s’era già visto con la Russia di Putin, può agire su quello che è uno dei talloni d’Achille delle nostre società avanzate: la fame di energia. E’ da tempo che stiamo lavorando in Occidente e in Cina per diversificare le fonti di energia fuori dal petrolio e dal gas, non solo per migliorare la crisi climatica, ma anche per non essere ricattati. Questo è però un processo lento e dispendioso, che non ha ancora raggiunto l’obiettivo della de-carbonizzazione delle nostre economie, così che se le fonti fossili ci vengono a mancare l’intera economia si atrofizza. I governi europei stanno cercando di fronteggiare la situazione con provvedimenti tampone, ma non potranno resistere per più di qualche mese, prima che si profili una grave stagnazione produttiva. Nel caso del bando all’importazione di fonti energetiche fossili dalla Russia, i paesi europei avevano trovato rimedi nell’aumentare le forniture dal Medio Oriente e da altre aree. Ma se ora va in difficoltà il Medio Oriente, non si sa più “a che santo votarsi”. Inoltre, il controllo da parte dell’Iran dello stretto di Hormuz frena anche altre importazioni ed esportazioni, oltre a quelle energetiche, peggiorando la situazione.
Dopo mesi di bombardamenti, è ormai evidente che non si può rovesciare il regime iraniano con le armi, a meno di una guerra mondiale, che nemmeno Israele e gli Stati Uniti hanno in mente. Occorre dunque arrivare a qualche compromesso, ottenendo dall’Iran che almeno non proceda sulla strada del nucleare e degli armamenti pesanti e che riapra lo stretto di Hormuz. Un cambio di regime potrà solo avvenire in seguito ad opera degli stessi cittadini iraniani. Gli alleati locali dell’Iran – Hamas e Hezbollah – sono ormai ridotti a poco, ma per evitare guai futuri occorrerebbe che le popolazioni sulle quali loro avevano/hanno presa venissero fortemente aiutate a rimettersi in piedi, mentre anche tutti gli altri stati locali hanno bisogno di aiuti per far fiorire le loro economie. E’ in quest’opera di pacificazione concreta del Medio Oriente che l’Europa e il governo italiano si dovrebbero impegnare, non appena tacessero le armi. L’unica vera speranza per un futuro migliore.

