La Chiesa italiana invoca il dialogo: tacciano le armi

Immagine creata con Canva

Per porre fine alle guerre occorre far leva principalmente su ciò che ci consente di disarmare le nostre coscienze, ossia sulla piena comunione con Cristo, nostra pace. La pace non è impossibile, perché essa possiede il respiro dell’eterno, nel cui orizzonte ci ha introdotti definitivamente il Risorto. Per lavorare con efficacia per la pace occorre che ci poniamo nella vita di Colui che con la sua incarnazione, morte e ascesa al cielo ci conduce più profondamente nella vita di Dio Amore, nel suo Regno di pace, che supera il tempo. La pace ci appartiene come persone umane. Ma ha le sue radici in noi non solo in quanto esseri umani, creati da Dio, ma anche in quanto esseri redenti. b il nostro mondo interiore viene rigenerato dallo Spirito di Cristo, che è stato riversato nei cuori degli apostoli il giorno della Pentecoste.

Per questo, la pace e l’aspirazione ad essa, affondano le loro ultime propaggini in noi, ove una Presenza divina ci abita e ci avvolge completamente, abbracciando il nostro essere intimo di figli di Dio, figli nel Figlio. Il Dio della pace, adoperando le espressioni di sant’Agostino, è più intimo a noi di noi stessi. Proprio per questo, prima di essere un cammino, una meta, la pace è una presenza a noi donata, trovata in noi, come principio primo che illumina, guida e sollecita le nostre scelte. Giacché una tale pace proviene da Dio Padre e da Cristo, che la dona a noi con il suo esempio e mediante il suo Spirito di Amore, è fonte di una pace disarmata.

Nella veglia di preghiera per la pace tenuta nella basilica romana di Santa Maria in Trastevere il cardinale Matteo Zuppi ha ricordato l’inizio della guerra in Ucraina, “il giorno in cui l’esercito della Federazione Russa ha invaso il territorio”. Quattro anni: “una ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità, disse un anno fa Papa Francesco. E la vergogna è aumentata. Una lunghissima notte di disperazione, che attende il sole della pace, una quaresima che attende la Pasqua, l’unica vittoria che tutti dobbiamo cercare: la Pasqua della pace”, ha evidenziato il presidente della Cei. Infatti “senza la fede il figlio dell’uomo fa vincere l’abitudine, la rassegnazione, quella globalizzazione dell’impotenza che fa accettare la logica terribile della guerra. E la fede è la forza degli umili che sconfigge quella dei prepotenti. La Chiesa, come ha chiesto Papa Leone, cerca solo che tacciano le armi, che cessino i bombardamenti, che si giunga senza indugio a un cessate il fuoco. E si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace. Anche la comunità e tutte le nostre comunità hanno fatto proprio il grido che giorno e notte sale al cielo: l’invocazione di aiuto e di pace. Che cerca una pace autentica, giusta e duratura”.

Per questo la Chiesa italiana prega affinché “il sole della pace venga presto a illuminare la notte della guerra. E preghiamo perché il dialogo cresca. Perché si moltiplichino i contatti e le prevedibili difficoltà siano superate con il concorso di tutti”. Anche finalmente dell’Europa, per la quale vale la domanda: “Quanto poco ancora abbiamo fatto per il dialogo e per la pace?’. Perché i conflitti non si risolvono con le armi, ma con il dialogo. Ma si risolvono. Questa convinzione richiede lo sforzo di tutti”. Per i cristiani e per la Chiesa, Corpo di Cristo, la pace è possibile. Anzi doverosa. E ciò perché Cristo stesso ha proposto la via della pace disarmata, senza l’impiego delle armi e degli eserciti. Secondo l’insegnamento di Gesù Cristo sarebbe, dunque, possibile raggiungere la pace senza le guerre.  Questo è un punto fermo, offerto dalla Rivelazione. I cristiani che, come è facile verificare sulla base delle statistiche odierne – peraltro citate da papa Leone XIV durante il suo recente viaggio a Nicea -, sono nel mondo più di due miliardi. Ciò dovrebbe rassicurarli di essere un numero non esiguo per contrastare – alleandosi a persone e a soggetti con il cuore pronto alla pace -, le teorie e le prassi della deterrenza nucleare.

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