La Cattedra di San Pietro: autorità che diventa servizio

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Celebrare la festa della Cattedra di San Pietro non è un mero esercizio di memoria storica, ma un atto di profonda attualità. In un mondo che corre veloce, trasformato radicalmente dall’intelligenza artificiale e da mutamenti sociali imprevedibili, la Cattedra resta il punto fermo da cui l’insegnamento del successore di Pietro proietta luce nuova sulle parole di Gesù.

Siamo, paradossalmente, più fortunati degli Apostoli: il lungo cammino della Chiesa nei secoli permette oggi alla Parola di acquisire significati sempre più profondi. Sulla Cattedra siede oggi Papa Leone, che con l’autorevolezza di Pietro ci guida a leggere come il Vangelo regga l’urto della contemporaneità. Ma cos’è, davvero, questa autorevolezza?

Non è l’esercizio di un potere che schiaccia, ma la forza dello Spirito che interpreta il Vangelo come cura. L’autorevolezza del Papa si manifesta nello stile: è il gesto di Pietro che si china sullo storpio per rimetterlo in piedi. È l’immagine potente richiamata spesso da Francesco: l’unica volta in cui è lecito guardare qualcuno dall’alto in basso è quando lo si fa per aiutarlo a rialzarsi. In questo tempo di Quaresima, la Cattedra ci insegna proprio questo: a compiere l’esodo dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita.

Per i romani e per i pellegrini che affollano la Basilica — nel cuore di un periodo speciale segnato dal quarto centenario della sua dedicazione — la sfida è riscoprire la “geografia apostolica” della Capitale. Non si tratta solo di visitare monumenti, ma di ripercorrere i cammini di Pietro e Paolo.

L’eredità che queste mura custodiscono è quella di una comunità che ha saputo “tenere insieme le parti”. Ricordiamo la fatica, ma anche la bellezza, del dialogo tra Pietro, il pescatore testimone ma privo di argomenti sofisticati, e Paolo, l’apostolo delle genti. Due mondi diversi che hanno scelto di sedere alla stessa mensa.

L’immagine più bella che la storia ci riconsegna è l’abbraccio di Pietro a Paolo presso le Tre Taberne. È il volto di una Chiesa che “va incontro”, che mette insieme i pezzi e che cammina unita. Roma non è solo la città che custodisce le Tombe degli Apostoli; è, primariamente, la sede della comunità catechizzata da loro.

Oggi, come duemila anni fa, siamo chiamati a recuperare questo spirito: essere una comunità che, attorno alla Cattedra, riscopre la gioia di radunarsi attorno a una mensa comune, capace di inventare nuovi linguaggi — come fece Marco scrivendo il Vangelo — per parlare al cuore dell’uomo moderno.

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