La Buona Notizia secondo Francesco

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“La gioia del cristiano scaturisce dall‘ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù. Chi crede in questo annuncio sa che la nostra vita sorge dall’amore di Dio Padre“,  sottolinea Francesco in un tweet. Come vive l’evangelizzazione il “vescovo di strada” asceso al Soglio di Pietro?Per Francesco “i principi della fede, lungi dal trasformarsi in motivo di conflitto e di contrapposizione all’interno della convivenza civile, possono e devono risultare vivibili e appetibili anche per gli altri, nel maggior consenso e concordia possibili e motivare in profondità l’impegno per la giustizia e per la solidarietà“, come si legge nella prefazione all’Opera omnia del cardinale Carlo Maria Martini. La forza di Jorge Mario Bergoglio è proprio quella di saper parlare ai lontani, senza disorientare i vicini. Tranne piccole minoranze di conservatori, tutti trovano in lui il portavoce di chi non ha voce in qualunque ambito della società. Come il buon Pastore del Vangelo, Francesco lascia al sicuro le pecore già nell’ovile per andare a recuperare quella che si è smarrita. Il modello cui conforma il proprio pontificato è l’approccio pastorale di Giovanni XXIII, il suo predecessore che non si rivolgeva solo ai cattolici e neppure soltanto alle diverse confessioni che compongono il mosaico della cristianità, bensì a tutti gli uomini di buona volontà.L’America Latina è stata nel cuore di Giovanni XXIII. Lo dimostrauno dei suoi primissimi discorsi da pontefice, il 15 novembre 1958 al Consiglio episcopale dell’America Latina. Papa Roncalli ricorda la bellezza e la fatica dei cattolici in quella terra nella quale, segno e fattore di più intima e profonda unità, l’appartenenza religiosa costituisce un blocco compatto sul quale brilla il vessillo della croce che sopra di esso ha da secoli inalberato la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. E il cattolicesimo latino-americano, secondo lo sguardo profetico di Giovanni XXIII, è elemento di grandissimo peso per la vita della Chiesa intera e le sue sorti future. Secondo don Fortunato Di Noto, in prima linea nella tutela dell’infanzia attraverso l’associazione Meter, Roncalli, con paterna amorevolezza, indica i mezzi e i suggerimenti per far vivere e brillare la Chiesa nell’immediato e nel futuro per risvegliare le coscienze e per raggiungere con la catechesi e l’impegno degli apostoli le zone più remote, quelle più lontane. Significativamente, poi, Giovanni XXIII celebra la sua prima messa da pontefice fuori dal Vaticano, in occasione della visita al Collegio Urbano di Propaganda Fide, il 30 novembre 1958. Come farà mezzo secolo dopo Jorge Mario Bergoglio, papa Roncalli richiama alla misericordia quando sostiene che l’umana libertà dell’uomo deve corrispondere alla chiamata di Dio e se ciò non avviene costituisce un pericolo per i singoli e per i popoli. “Questa mancata corrispondenza della umana libertà alla chiamata di Dio a servizio dei suoi disegni di misericordia costituisce il più terribile problema della storia umana e della vita dei singoli uomini e dei popoli”, disse Giovanni XXIII nel radiomessaggio al mondo per Natale, il 23 dicembre 1958.

Il Papa buono ben 117 volte utilizza la parola “misericordia”, con vibranti e accorati richiami. Come quello alla glorificazione di Maria che è il richiamo della sua missione, di tutto il disegno che Dio ebbe su di lei: missione di misericordia e di salvezza, perché il disegno di Dio è missione di misericordia. Parole pronunciate all’udienza generale del 1° maggio 1963. Ma due anni prima, Giovanni XXIII indicava nel perdono il cammino luminoso verso la misericordia del Signore, descrivendo il perdono di Assisi come luminosa attrattiva del popolo cattolico all’udienza generale del 2 agosto 1961. Sulle orme dell’ideatore del Concilio, Francesco definisce la misericordia come “architrave della Chiesa” nella bolla Misericordiae Vultus. Echi roncalliani. Giovanni XXIII, infatti, in un discorso ai pellegrini, convenuti a Roma per la Cattedra di Pietro (28 ottobre 1959) scriveva: “Il mondo ancora e sempre si regge perché la voce e il sangue di Cristo gridano pietà e misericordia”. Un concetto poi ribadito anche nel radiomessaggio al clero e ai fedeli di Malta del 24 luglio 1960: “È la misericordia di Dio che ci ha affidato le gioie e le prove degli uomini. Per essere saldi nel Signore e nella morale è necessaria la pratica generosa dei dieci comandamenti, dei precetti della Chiesa e delle quattordici opere di misericordia”.  Solo così è possibile resistere alle seduzioni che qua a là fanno sentire la loro voce di sirene ingannatrici. La misericordia,non può essere solo una mera idea ma necessita delle
opere.

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