Invisibili anche per lo Stato

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“Ogni anno in Italia scompaiono migliaia di persone di ogni età. È dovere delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura fronteggiare, con il contributo dei media, un fenomeno inquietante per l’intera collettività”. Sono le parole scritte in testa alla pagina ufficiale del Ministero dell’Interno dedicata al problema. Purtroppo però la realtà è ben lontana dal garantire quelle condizioni di attenzione che la frase citata auspica. Le forze di polizia devono fare i conti con l’ormai atavica carenza di uomini e mezzi, per cui diventa dispendioso – nessuno lo dirà apertamente in maniera così brutale, ma accade – seguire per troppo tempo una pista che non dia immediatamente qualche riscontro oggettivo.

La discriminante dell’attenzione degli investigatori, poi, è spesso regolata sul tam tam di giornali e televisioni, a sua volta tarato sulla particolarità della scomparsa. Si innesca così un perverso meccanismo dove solo i potenti, i famosi, quelli che in qualche modo fanno “notizia” riescono ad avere attenzione rispetto alla tragedia che vivono. Per gli “ultimi”, gli invisibili, non c’è spazio; spesso neanche nelle cronache locali.

Gran parte della colpa di questa situazione è del mondo dell’informazione, che è sempre meno vicino alla gente e ai suoi problemi. Eppure basterebbe che i giornalisti riflettessero sul nome stesso che viene dato nelle redazioni agli articoli e al racconto delle storie attraverso un microfono: servizi. Ciò che la società contemporanea sta perdendo, che si parli di stampa, di politica o di amministrazione pubblica è proprio il concetto di “servizio”. Il cittadino viene spersonalizzato, e l’atteggiamento di chi sta dall’altra parte diventa nella maggior parte dei casi autoreferenziale. In questo contesto non c’è da stupirsi dello scollamento sempre più evidente tra cittadini e istituzioni.

Riavere i resti dei propri cari spesso è il solo desiderio che rimane ai familiari, per poter andare a piangere su una tomba. E non sentirsi soli, avere accanto lo Stato, forse servirebbe a placare la rabbia che hanno dentro.

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