Investire nelle infrastrutture sociali per permettere alle donne di avere pari opportunità nel lavoro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:25

Con la pandemia per i giovani è più difficile mettersi in gioco, le chiusure delle varie attività, stanno causando molti problemi per trovare un lavoro. Il Recovery fund e i vari fondi europei sono vincolati alla digitalizzazione e alle politiche green. In questi campi la percentuale femminile non raggiunge neanche il 17%.Per poter investire nel mercato del lavoro e far in modo che le ragazze possano accedervi, bisogna alleggerire il peso che grava sulle ragazze e sulle donne. Tutto il tema della cura, dell’assistenza agli anziani, condizionano le donne.

Anche nella scelta delle professioni, è chiaro che una donna deve valutare molto bene perché non vede un tipo di lavoro che possa essere a proprio appannaggio. Bisogna considerare quanto il tema della cura e delle famiglia hanno condizionato la scelta del loro lavoro.

Premesso che buona parte delle risorse previste per il New Deal andranno a beneficio soprattutto degli uomini, il resto dovrebbe essere destinato a una ristrutturazione dei servizi di assistenza. Facendo così, non solo si pensa e si dà anche all’altra metà del cielo, ma si “liberano” anche le donne. Pensare a loro, al futuro, ai giovani, vuol dire investire in infrastrutture sociali.

I dati del post-covid evidenziano come il prezzo più alto lo pagano le donne e i giovani perché sono quelli che hanno i lavori più precari, a termine, part-time. Ma non perché siano meno capaci degli altri. Io penso, che da questo punto di vista, ripensare alla ricostruzione dell’Italia con queste risorse eccezionali, potrebbe diventare un’opportunità. Però dobbiamo considerare che il debito sarà sulle spalle delle nuove generazioni, per questo bisogna fare delle scelte che li vedano protagonisti e l’unico modo di farlo è investire sui servizi.

Oggi un giovane o una giovane, dopo la formazione, è quasi costretto a cercare la sua strada all’estero. Negli ultimi cinque anni siamo arrivati a un numero di circa 300 mila giovani che vanno all’estero perché non hanno prospettive economiche in Italia. E’ un danno economico molto alto.

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