Intelligenza artificiale tra sussidiarietà digitale, giustizia sociale e bene comune

Immagine creata con ChatGtp

Leone XIV ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale nella sua prima enciclica sociale, “Magnifica humanitas”. Il Papa chiede di “disarmare” l’Ia per sottrarla alle logiche di potere, dominio e competizione economica o militare, mettendola al servizio della dignità umana e del bene comune. Il Pontefice afferma chiaramente che non possiamo limitarci a invocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto “allineamento” dell’Ia a valori umani, senza avere il coraggio di porre una ulteriore condizione. La possibilità di discutere il codice etico da usare, sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti, chi controlla l’Ia imporrà la propria visione morale, che diventerà l’infrastruttura invisibile dei sistemi.

Non serve un’Ia più morale, se questa morale è decisa da pochi. Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi. In effetti, come accade per ogni grande svolta tecnologica, l’Ia tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati. Alla luce del bene comune e della destinazione universale dei beni, questo fenomeno desta seria preoccupazione: piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli. Per questo è indispensabile che l’impiego dell’Ia – soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali – sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi, ispirati alla partecipazione e alla sussidiarietà: le comunità e i corpi intermedi non possono essere ridotti a destinatari di decisioni prese altrove, ma devono poter contribuire al discernimento e alla vigilanza. Inoltre, la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi.

Serve una creatività in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione, come già suggeriva San Giovanni Paolo II, a proposito dei beni collettivi. A giudizio di Leone XIV la questione decisiva non è scegliere se accettare o rifiutare l’Ia, ma decidere se lasciare il governo di essa ai monopoli, agli interessi di pochi oppure costruire una governance partecipata, condivisa, orientata al bene comune, al bene di tutti. Non basta chiedere che l’Ia sia programmata secondo principi morali. Occorre, prima di tutto, domandarsi chi li definisce e con quale legittimazione democratica. Il processo di governo dell’IA e di orientamento di essa alla realizzazione del bene comune va compartecipato, corresponsabilizzato, negoziato da soggetti sociali solidali e da cittadini consapevoli, educati, formati.

E questo mediante prassi democratiche anche se possono rallentare le decisioni. L’importanza dei principi di riflessione della Dottrina sociale della Chiesa e il loro aggiornamento da parte di papa Leone XIV: sussidiarietà digitale e governance dell’Ia. Quindi è evidente l’importanza dei principi di riflessione della Dottrina sociale della Chiesa per leggere la complessa e dinamica realtà dell’Ia, per reinterpretare l’articolazione della sussidiarietà della società, in un contesto in cui alcuni soggetti sociali diventano più potenti ed influenti degli Stati. La “sussidiarietà” è il principio secondo cui ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori come, ad esempio, lo Stato.

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