Informare dalla parte degli ultimi

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Oggi la Chiesa celebra San Francesco di Sales. Il vescovo di Ginevra, tra i massimi teologi del Seicento, è al tempo stesso patrono dei giornalisti (per decisione di Pio XI) e dei sordi. E già in questa contemporanea vocazione è implicita la volontà di orientare in senso solidale l’informazione. Nessuno sia escluso dal conoscere ciò che accade nel mondo. L’ispirazione esercitata dalla limpidissima figura del loro patrono richiama i comunicatori alla responsabilità di mettersi al servizio del popolo. E li sollecita a porsi in via prioritaria dalla parte della fragilità e della marginalità.

La missione di informare può perciò esercitarsi in due modalità. Quella del faro che dà luce e indicare sentieri poggiato com’è su un solido fondamento di valori ed esperienze. E quella della “fiaccola” che fa luce camminando là dove si incontrano gli individui con le loro speranze, tristezze, aspirazioni e angosce. Significativamente, da Paolo VI in poi, è nella memoria liturgica di San Francesco di Sales che viene pubblicato il messaggio pontificio per la Giornata mondiale delle comunicazioni. L’esempio, infatti, vale più di qualunque enunciazione teorica. “Si educa molto con quello che si dice, ancor più con quel che si fa, molto più con quel che si è”, dice il Padre della Chiesa Sant’Ignazio di Antiochia.

La missione di coloro che informano è racchiusa, dunque, nel delicato compito di accompagnare l’opinione pubblica in un cammino condiviso. Solo così la comunicazione sociale diviene credibile e riesce a favorire la centralità della persona. Per porsi al riparo dalle tentazioni diaboliche della faziosità e del tornaconto di potere, la coscienza professionale del giornalista deve rispondere a un’alta chiamata individuale e comunitaria: quella alla riflessione, alla maturazione e alla solidarietà. In questa solennità, quindi, l’auspicio è che l’ispirazione della parabola evangelica dei talenti interpelli interiormente ciascun operatore dell’informazione, illuminando la sua responsabilità verso l’intera società, a cominciare dalle nuove generazioni e dai più fragili.

Del patrono dei giornalisti Giovanni XXIII disse: “E’ l’incarnazione della pietà sorridente e forte, in cui si fondono la poesia ingenua di san Francesco d’Assisi e l’amore chiaroveggente di sant’Agostino”. In ogni epoca informare correttamente rappresenta il contribuito perenne e prezioso alla costruzione della comunità. Mai quanto oggi, poi, c’è urgenza di un’onesta ed equanime comunicazione per fronteggiare soprattutto l’ attuale emergenza educativa. La verità rende liberi, insegna il Vangelo. E Papa Francesco testimonia nel suo apostolato di frontiera come ogni cambiamento abbia bisogno di un cammino educativo.

Una società più giusta e accogliente richiede libera informazione, ascolto, dialogo e condivisione. Una comunicazione solidale e globale non può lasciare nessuno indietro ed è tenuta a raggiungere e raccontare anche e soprattutto le fasce più fragili della società. Informare unisce, non divide. Costruisce ponti, non alza muri. Solo così l’io diventa noi.

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