A partire dall’anno scolastico 2025/2026 il voto in condotta non sarà più soltanto un numero a margine della pagella. Il Consiglio dei ministri del 30 luglio 2025 ha, infatti, definitivamente approvato i regolamenti che procedono a una revisione generale della disciplina sulla valutazione del comportamento degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori).
I ridetti regolamenti – adottati ai sensi dell’art. 1 commi 4 e 5 della LEGGE 1° ottobre 2024, n. 150 – Normattiva – intendono favorire, nell’ottica della cultura del rispetto (quale valore universale), una maggiore responsabilizzazione degli studenti. La valenza del voto in condotta è chiaramente non sanzionatoria ma didattico-educativa.
Invero, proprio attraverso la reintroduzione del voto in condotta quale “occasione di crescita educativa” si intende “far crescere cittadini responsabili e consapevoli”, come affermato dal Ministro Giuseppe Valditara. Giova precisare che la funzione e il ruolo del voto in condotta è rinvenibile, tra l’altro, nelle numerose sentenze della giustizia amministrativa.
Specificamente, la graduazione dei voti di condotta dell’alunno risponde alla esigenza di rendere ciascun allievo consapevole delle conseguenze delle proprie azioni e delle eventuali sanzioni, nell’ottica della funzione di formazione globale che è riconosciuta alla istituzione scolastiche (Cfr. T.A.R. Reggio Calabria 24 novembre 2017 n. 954; T.A.R. Campania Napoli Sez. IV, 8 novembre 2018, n. 6508). Come noto, i compiti istituzionali dell’amministrazione scolastica sono quelli di contribuire alla crescita personale e culturale di chi la frequenta (Cfr. Cons. St., sez. VI, n. 7380/2005); la scuola è il luogo di sviluppo integrale della persona. E l’indicatore del rispetto delle regole e delle persone, nell’ambito formativo, è, appunto, il voto di condotta.
La questione dei comportamenti degli studenti è sapientemente messa in luce già da Sant’Agostino in un passo dell’opera “Le Confessioni”, laddove afferma: “A raggiungere Roma non fui spinto dalle promesse di più alti guadagni e di un più alto rango, fattemi dagli amici che mi sollecitavano a quel passo […] La ragione prima e quasi l’unica fu un’altra. […] a Cartagine l’eccessiva libertà degli scolari è indecorosa e sregolata. Irrompono sfacciatamente nelle scuole, e col volto, quasi, di una furia vi sconvolgono l’ordine instaurato da ogni maestro fra i discepoli per il loro profitto; commettono un buon numero di ribalderie incredibilmente sciocche, che la legge dovrebbe punire, se non avessero il patrocinio della tradizione. […] Io, che da studente non avevo mai voluto contrarre simili abitudini, da maestro ero costretto a tollerarle negli altri. Perciò desideravo trasferirmi in una località ove, a detta degli informati, fatti del genere non avvenivano”.
Il comportamento a scuola è un elemento significativo per formare la personalità dei ragazzi, tanto che la sua valutazione persegue la precipua finalità di favorire l’acquisizione di una coscienza civile basata sulla consapevolezza che la libertà personale si realizza nell’adempimento dei propri doveri, nella conoscenza e nell’esercizio dei propri diritti, nel rispetto dei diritti altrui e delle regole che governano la convivenza civile in generale e la vita scolastica in particolare (come prescritto nell’art. 7 comma 1 del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 122 – Normattiva).
Il voto di condotta esprime un giudizio che l’Autorità scolastica rende in ordine ad aspetti non solamente didattici, ma, prima ancora, essenzialmente formativi ed educativi dei ragazzi e, come tale, attiene ad una sfera educativa che rappresenta il punto di incontro tra l’azione di più agenzie educative (in primo luogo, la famiglia, ma anche la scuola stessa) le quali sono chiamate ad interagire quanto più possibile in maniera consapevole e coordinata (Cfr. T.A.R. Campania Napoli n. 6508 del 2018).
Segnatamente, il voto in condotta esprime un giudizio che investe sia la maturità personale complessiva della persona, sia la sua capacità di interazione con l’ambiente, nonché il grado di inserimento in quel sistema di valori che, sulla base della Carta Costituzionale, sono da considerarsi fondanti della società e del vivere civile (Cfr. T.A.R Campania, Napoli, 29 giugno 2011 n. 3479; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 07 ottobre 2009, n. 629).
Con la riforma del voto di condotta da settembre del prossimo anno, la prova di recupero, a fronte dell’attribuzione del voto di comportamento inferiore a sei decimi (un elaborato su tematiche di cittadinanza attiva, collegato ai motivi che hanno determinato il voto ottenuto), si sostanzierà in “una verifica approfondita sulla consapevolezza raggiunta rispetto al comportamento tenuto” e “la riparazione farà parte di un percorso educativo più ampio in cui le nuove disposizioni si inseriscono con l’obiettivo di dare un messaggio preciso e regole chiare rispetto al modo di comportarsi e relazionarsi dentro il contesto scolastico e, di riflesso, nei contesti pubblici” (sezione del sito web istituzionale Facciamo chiarezza – MIM, precisazione del 6 agosto 2025)

