Il senato del Papa nell’era del caos globale

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Discorso di Leone XIV al Concistoro straordinario. Foto Vatican Media

La geopolitica inclusiva di Leone XIV nell’era della contrapposizione permanente. Il concistoro straordinario ha riunito i cardinali provenienti da tutti i continenti nel segno dei santi apostoli Pietro e Paolo, patroni di Roma. Festa liturgica e chiave di lettura spirituale del discernimento in atto nella Chiesa. Concistoro di pace in tempo di guerra. Il Papa si è confronta con i 178 cardinali riuniti in Vaticano. “La guerra non è mai degna, siamo esseri umani non bestie. C’è tanta sofferenza, la Chiesa crei occasioni di incontro”, ha detto Robert Francis Prevost. No, quindi,  “alla frammentazione“. Serve “condivisione per il bene comune. La famiglia umana è gravemente ferita e la difesa della dignità richiede ascolto”. E il Pontefice vuole “appoggio esplicito” dai più stretti collaboratori. Sul tavolo fake news, dilagare di antisemitismo e polarizzazioni, sopraffazione delle minoranze religiose-etniche, crescenti tensioni politiche, emarginazione dei migranti, violenza diffusa. Dal collegio cardinalizio tornato ad essere “senato del Papa” si leva l’appello per “reali politiche di integrazione mentre sorgono nuove forme di esclusione“. A rischio “governabilità e convivenza: dilaga la violenza come mezzo di risoluzione delle controversie, sfociando in antagonismi personali, aggressività, o, a livello internazionale, nelle guerre e nei conflitti”.

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Il discorso finale di Leone XIV al Concistoro. Foto Vatican Media

Sos per il generale senso di sfiducia, di fatalismo, di impotenza verso le istituzioni, la democrazia e il futuro. Ciò nell’ottica del Papa è legato anche al calo delle nascite, alla crescita di gruppi criminali, della delinquenza giovanile, del narcotraffico. Nella perdita di valori trascendenti-spirituali, del senso della vita. Oltre al “diffondersi di un senso di stanchezza, dell’assenza di una prospettiva di verità segnino l’incapacità di riconoscere alterità e costruire rapporti”. Così nell’infuriare della terza guerra mondiale a pezzi viene azzerata  dal concistoro ogni legittimazione morale. Nessuno dei cinquanta focolai in corso è “giusto”, la Chiesa è ovunque in campo per favorire la riconciliazione. Come testimoniano il cardinale Pierbattista Pizzaballa in Terra Santa, i pastori rimasti al servizio del popolo ucraino, i porporati martiri delle guerre dimenticate in Africa e Asia. Il Papa esorta a far prevalere il dialogo sulla forza. La guerra non è mai benedetta da Dio che ci ha dotati di intelligenza per risolvere i conflitti senza armi iper-tecnologiche. La pace è un dovere di giustizia”. Un monito a fermare “gravi tensioni”. Nella congiuntura internazionale il concistoro supera lettura solo strategica dei rapporti tra popoli, territori e poteri.

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Papa Leone XIV Immagine di Vatican News

La geopolitica di Leone non riduce il mondo ad articolazione di sfere d’influenza, corridoi energetici, frontiere contese e dispositivi militari. Non basta mappare attori, interessi e rapporti di forza, ma vanno colte le matrici culturali, spirituali e antropologiche delle decisioni. Ogni crisi geopolitica è anche crisi di senso. Una guerra che si prolunga, un popolo costretto all’esodo, una città ridotta a cumulo di macerie, un mare trasformato in confine mortale, una generazione privata del futuro. Non sono semplici eventi politici. Sono la manifestazione storica di una frattura più profonda: quella tra potere e responsabilità, tra sviluppo e giustizia, tra sicurezza e pace. Di fronte alla sofferenza descritta a tanti livelli, il concistoro chiede alla Chiesa di “mostrarsi madre, luogo accogliente, capace di riconoscere i propri errori e rendere la sofferenza un momento di crescita”. Mentre “molte istituzioni attraversano  crisi di credibilità”, la Chiesa “si sente chiamata a parlare con autorevolezza in favore della dignità della persona, della pace, della riconciliazione e del bene comune”.

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