Il segreto della santità di don Oreste Benzi

Foto © Riccardo Ghinelli

“Dove noi, anche loro”. E’ da questo motto che parte la rivoluzione inclusiva di don Oreste Benzi di cui, quest’anno, la Comunità Papa Giovanni XXIII celebra il centenario della nascita avvenuta il 7 settembre 1925. Una scia di luce, quella lasciata da don Oreste, che si è propagata nel mondo intero. Le realtà della Comunità Papa Giovanni XXIII sono presenti in quasi tutto il mondo: sono molte le persone che stanno vivendo e attuando le intuizioni di don Oreste, facendosi famiglia per gli ultimi e condividendo con loro la vita ogni giorno, tutti i giorni, nella ferialità delle cose semplici che si fanno concrete.

Un passaggio della Prima Lettera dei Corinzi dice che senza la carità nulla giova. La carità è tutto. Madre Teresa si definiva la matita di Dio, don Oreste lo scarabocchio di Dio. Ma era uno scarabocchio così bello e vero che tutti potevano vederlo. Lo scarabocchio è qualcosa che viene scritto sul libro della vita e che ti incontra, che ti accoglie, che ti dà ciò di cui tu hai bisogno, ascoltandoti prima di tutto e condividendo. Don Oreste ha fatto della sua missione la condivisione, che è quello che ci porterà tutti insieme nell’abbraccio del Padre.

Il sacerdote con la tonaca lisa ci ha mostrato come sia possibile cambiare la storia. Non basta indicare agli altri la via, ma è necessario essere del tutto con Dio. Don Oreste ripeteva sempre che per poter stare in piedi era necessario saper stare in ginocchio, ossia pregare. Lui era un contemplativo: la rivoluzione si fa partendo della contemplazione.

Ho avuto l’occasione di parlare con dei giovani e ho indicato loro i quattro perché sulla vita di don Oreste Benzi: perché aveva solo due tonache lise? Perché incontrava tutti con il sorriso? Perché ha sempre voluto una comunità che fosse per la vita? Perché anche quando arrivava a casa molto tardi non rinunciava a celebrare l’Eucarestia? La risposta a queste quattro domande è una sola: è qui che sta il segreto della santità di don Oreste. L’Eucarestia è il rendimento di grazie, lui voleva far conoscere a tutti la parola di Gesù che è parola di pace, speranza e giustizia. Lui voleva che Gesù fosse di tutti.

Don Oreste, quest’anno avrebbe compiuto cento anni. Nonostante ciò, il suo messaggio oggi è più che mai attuale. Ci avrebbe ricordato che siamo dei rivoluzionari, ci avrebbe spronato a ribellarci alla mediocrità e invitato a stare sempre dalla parte dei poveri. Il mondo si cambia solo se il cambiamento parte da ognuno di noi, dalla nostra vita. La rivoluzione dell’amore è possibile.

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