Il ruolo sociale del linguaggio

Il termine “minorato” è considerato non rispettoso e offensivo. L’istituto Treccani chiede alla politica di rimuovere questa espressione lessicale utilizzata nella Costituzione italiana. Nell’art. 38 si legge “gli inabili e i minorati hanno diritti all’educazione e all’avviamento professionale”. In realtà, la norma è declinazione del principio di eguaglianza sostanziale, con cui si assegna alle istituzioni pubbliche il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona. Già al tempo in cui la Carta venne elaborata, il tema del superamento delle situazioni di svantaggio indirizzava la legislazione futura verso una nuova sensibilità inclusiva ed accogliente a favore delle persone fragili.

Coerentemente, la Costituzione riconosce il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale a “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere e i lavoratori hanno diritto che siano assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Con tali enunciati si comprende il valore che la vita assume, quale bene che il diritto non può rinunciare a proteggere e il rifiuto di teoria fondate “sul minor valore” della vita meno vissuta o vissuta in maniera differente.

Con i lemmi del tempo i Costituenti hanno cambiato radicalmente l’atteggiamento della Repubblica nei confronti delle persone disabili. La pari dignità sociale rimanda alla centralità della persona come valore in sé, in relazione di eguaglianza con gli altri membri della comunità. Il soggetto disabile diviene destinatario di protezione non per ciò che lo rende diverso, ma per ciò che lo fa uguale agli altri. Il legislatore è tenuto, con misure attive, a realizzare il pieno svolgimento della personalità umana. Secondo il principio di solidarietà, gli ostacoli incontrati dalle persone con disabilità devono porsi a carico l’intera collettività, attraverso la predisposizione di strumenti capaci di assicurare la piena partecipazione alla vita sociale dei soggetti svantaggiati.

Così le politiche attive orientate a rendere effettivo nelle scuole il sostegno di studenti e studentesse con disabilità hanno trovato ingresso nell’ordinamento repubblicano. In particolare, il mondo dell’istruzione rappresenta la sede per la formazione della persona disabile, ma anche il luogo centrale per consentire al soggetto destinatario di tutele una piena accoglienza all’interno della formazione sociale primaria, che è appunto la scuola, per il potenziamento culturale e professionale. L’integrazione scolastica dell’alunno con disabilità costituisce, infatti, uno stimolo determinante delle sue potenzialità.

Ma anche il linguaggio svolge un ruolo sociale importantissimo. Alcune definizioni, che rispecchiano una determinata epoca oramai lontana nel tempo, sono divenute inadatte rispetto alle profonde trasformazioni culturali. Il termine “minorato”, non è coerente con la mentalità contemporanea e con i propositi della Convenzione Onu, approvata nel 2006, sui diritti delle persone con disabilità. Secondo il documento internazionale la condizione di disabilità “non deriva da qualità soggettive delle persone, bensì dalla relazione tra le caratteristiche delle persone e le modalità attraverso le quali la società organizza l’accesso e il godimento di diritti, beni e servizi”.

Con il decreto n. 62 del 2024 l’Italia si è adeguata, eliminando da tutte le leggi le parole “handicappato”, “portatore di handicap”, “diversamente abile”, per sostituirli con il termine “persone con disabilità”. La Spagna è stato il primo Paese a innovare la propria Costituzione a favore delle persone con disabilità, con l’abbandono del termine “disminuidos”. Il linguaggio è una forma di comunicazione che produce una pluralità di effetti, dal senso di appartenenza a quello di esclusione, per questo va utilizzato come misura per combattere con consapevolezza le discriminazioni. Occorre procedere eliminando una terminologia superata, per rendere la Costituzione sempre più includente, moderna e al passo con i tempi.

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