Il primo e più importante dono che il Signore Risorto farà ai suoi discepoli

In questa domenica (XX del T.O. C) la Chiesa ci presenta un brano evangelico decisamente forte. L’evangelista Luca racconta di Gesù che, nell’avvicinarsi a Gerusalemme, dove avrebbe subito la passione, rivolge ai discepoli delle parole che sono il compendio del suo pensiero e della sua missione profetica. Sappiamo che il primo e più importante dono che il Signore Risorto farà ai suoi discepoli è il dono della pace. Ma, con queste parole, Gesù sembra dire il contrario. Ma, a veder bene, constatiamo che la pace donata dal Risorto scaturisce dalle sue piaghe di crocifisso, ossia dal dono della sua vita. E Gesù vuole preparare i suoi discepoli a comprenderne il senso: La Pasqua che lui da quel momento celebrerà vivrà è il Battesimo, quel fuoco che sarà acceso attraverso lo Spirito santo e che arderà nel cuore dei fedeli.

Tutto ciò non sarà indolore, come sopra è stato accennato. Gesù parla di divisione, meglio, di separazione, come se si riproponesse un progetto creativo. Del resto, la Creazione è anche frutto di separazioni, di passaggi dal caos all’ordine: nel libro della Genesi leggiamo che, quando Dio crea il mondo, separa le cose: la luce dalle tenebre, le acque che sono sopra da quelle che sono sotto il firmamento, la terra dal mare. Persino le specie vegetali fanno il seme secondo la loro specie. Quindi tutto è distinto, separato, perché così è necessario che sia. “Vi lascio la Pace vi do la mia Pace”, è il saluto di Gesù Risorto che prendiamo dal Vangelo di Giovanni (14,27-31). Ma la Pace intesa da Gesù, sempre letta da Giovanni, non è quella che dà il mondo: la pace cristiana non è un benessere superficiale, ma è la condizione di chi sa donare la propria vita, come il Maestro. E per farlo occorre essere determinati: agire contro se stessi, fare guerra ai propri egoismi, diffondere, come Gesù, il fuoco dell’amore.

La pace che il mondo pensa di dare è semplicemente frutto di compromessi, è superficiale e in questa maniera fa sì che i valori, quelli veri, si appiattiscono accettando qualsiasi compromesso. Quella che Gesù ci offre è un dono prezioso, è una pace “sana”: è un’inquietudine spirituale che è capace di scuotere le nostre scelte mediocri, di farci uscire dal baratro della nostra tiepidezza. È questo il “fuoco” desiderato da Cristo che si accende in noi, che brucia, ci scomoda e ci spinge verso il bene. È questo fuoco che ci fa accettare di entrare in conflitto contro chi lo vuole spegnere, anche se si trattano di persone molto vicine a noi, come famigliari, successo… amici… Ma non è Gesù che crea divisioni: lui pone i criteri da seguire liberamente: vivere per se stessi o vivere per Dio e per gli altri; farsi servire o servire. Ecco in che senso Egli è, e sarà sempre, “segno di contraddizione”.

Come discepoli siamo chiamati a realizzare questo desiderio di Gesù: portatori e diffusori di questo incendio. Viviamo, purtroppo, in un clima crudele, dove, invece del fuoco dell’amore, vediamo il rosso del fuoco delle armi. Certo, quella che noi viviamo oggi è una stagione crudele: più che dal fuoco dell’amore, l’orizzonte è arrossato dal fuoco delle armi… Ma, il Signore, il fedele, colui che non ci abbandonerà mai ci invita a vivere questo tempo alla luce della potenza della Parola, che sarà anche tempo di divisioni, ma soprattutto rivelazione della verità.

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