Nel confessionale si stava ore e si ascoltavano le persone che avevano bisogno di ricevere il perdono di Dio. Ancora oggi è così, quando si trova un confessore, per far riprendere il cammino della vita riconciliati con Dio e risanando i legami con la comunità e con le relazioni ferite, interrotte e lacerate. Un dono della Grazia di Dio che non può prescindere dalla relazione, dall’incontro “reale” con Gesù Cristo che ci chiama alla “conversione” e a ritornare a Lui, Padre misericordioso che perdona e accoglie il figlio “perduto”.
Vescovi e sacerdoti hanno fatto del ministero della riconciliazione il fulcro della loro vita ministeriale, trascorrendo ore e giornate intere nel confessionale. Per ricordare solo alcuni: San Giovanni Maria Vianney (Il Santo Curato d’Ars): parroco in un piccolo villaggio francese, passava fino a 16 ore al giorno nel confessionale, attirando centinaia di migliaia di pellegrini da tutta Europa. È il patrono universale dei parroci, poi San Pio da Pietrelcina (Padre Pio), frate cappuccino stigmatizzato, trascorreva anche 10-12 ore al giorno a confessare nel convento di San Giovanni Rotondo, noto per il suo discernimento straordinario e il rigore unito a una profonda compassione, San Leopoldo Mandić, che trascorse decenni chiuso in una piccola celletta a confessare per 10-13 ore al giorno, accogliendo tutti con il cuore aperto e ripetendo che la misericordia di Dio è superiore a ogni aspettativa. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: vescovo e Dottore della Chiesa, patrono dei confessori e dei moralisti, ha rinnovato la prassi della confessione bilanciando la verità della legge con la comprensione della fragilità umana e San Giovanni Bosco il sacerdote che considerava la confessione, insieme agli altri sacramenti, uno dei pilastri portanti della fede cristiana. Trascorreva intere giornate convinto che il perdono e la misericordia trasmettessero la gioia della vita e una vita “piena in Dio”.
Ancora oggi, anche se in maniera “ridotta”, si trovano dei confessori. La confessione e la conversione cambiano veramente la vita, sono molto più di una carezza, sono la tenerezza di Dio che si manifesta ancora oggi attraverso i “missionari della misericordia” e il ministero dei sacerdoti. Un sacramento, quello della riconciliazione (o del perdono), che deve essere “riscoperto” e amato per sperimentare quanto amore ha il Signore per i peccatori. Il Signore è venuto a salvarci dai peccati, per trasformarci da vecchie creature a donarci la nuova vita in pienezza, trasformando l’oscurità del peccato in una luce che rischiara le tenebre e vince la morte generata dal peccato.
Il confessore è un padre attento e un medico esperto, preparato spiritualmente, che ascolta e non giudica, che accoglie e non respinge, che ammonisce e non rimprovera, che sostiene e non esclude: è pronto a perdonare sempre chi è pentito e chi chiede luce nel buio tenebroso generato dal peccato.
Il Signore ha perdonato i tuoi peccati. Va’ in pace.
Non si può ricevere tutto ciò da un algoritmo, per quanto possa essere affascinante l’esperimento dell’intelligenza artificiale. L’esempio evidente è “Deus in machina”, l’installazione a Lucerna, in Svizzera, in cui un Gesù virtuale creato con l’IA confessa i fedeli. Sarà un esperimento che ci fa anche un po’ sorridere, ma dobbiamo ribadire che l’intelligenza artificiale non deve e non potrà mai sostituire l’umano, neppure nella “spiritualità e nei sacramenti”. Questo non è un rifiuto aprioristico degli aspetti positivi del deus in machina.
Una macchina, per quanto evoluta ma priva di coscienza ed empatia (sperando che non si arrivi mai a una sua totale autonomia), non può sostituire un “ministro”, un sacerdote, un essere umano. Una macchina, pur addestrata sui testi sacri, non può comprendere la complessità dell’anima umana. Forse la questione è un’altra: quando bussano ai nostri confessionali, quando anche una sola anima cerca un confessore, ci trova al nostro posto? Dobbiamo stare in strada, preti e fedeli in Cristo Gesù, e saper abitare il web e la tecnologia, ricordando che questi strumenti non possono né devono sostituire la relazione autentica tra gli uomini, le donne e Dio, che si è rivelato in Gesù Cristo: via, verità e vita.

